«Non c’è alcun controllo sugli immigrati in città»

1 Novembre 2017

De Santis in commissione: va bene assisterli, ma poi nessuno li gestisce

L’AQUILA. Un clima di tensione, nonostante le premesse della presidente Elisabetta De Blasis, sulla serenità nell’affrontare la discussione sulla presenza degli immigrati all’Aquila (circa 400), in parte ritenuti «fuori controllo», soprattutto i 108 accolti nel centro di via Roma, dentro le mura storiche.
ALTA TENSIONE. Una discussione con toni accesi, nell’affollatissima riunione della Terza commissione consiliare del Comune, che si occupa di lavoro e tutto ciò che riguarda il sociale, dal volontariato allo sport, sulla questione degli migranti. Che in città sono 108, in maggioranza giovani nordafricani, accolti in un edificio di via Roma, gestiti dalla Fraterna Tau di padre Quirino Salomone e Pierino Giorgi.
MANCATO CONTROLLO. Ne è scaturita soprattutto una denuncia sul «mancato controllo degli immigrati», in particolare proprio quelli accolti in via Roma. Nell’Aquilano, tra le frazioni e i quartieri, sono 388 in tutto gli immigrati, mentre in tutta la provincia sono quasi mille.
DOCUMENTO E CONSULTA. Dopo due ore e mezza di dibattito acceso, i commissari della maggioranza di centrodestra e dell’opposizione di centrosinistra sono arrivati a un accordo: un documento nel quale si chiede al consiglio comunale di trasformare i Cas (Centri di accoglienza straordinaria) gestiti dalla prefettura, in Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati), i cui centri possono essere individuati dalle amministrazioni comunali. E anche la «costituzione di una Consulta comunale sull’immigrazione», ha precisato la presidente De Blasis. «In questo modo», ha detto Stefano Palumbo (capogruppo Pd in consiglio), «spariscono i centri di accoglienza – e si risolve il problema di via Roma – trasformandoli in Sprar, che possono essere individuati dal Comune e possono accogliere anche i minori non accompagnati, che all’Aquila sono un centinaio. Ma questa proposta», ha sottolineato Palumbo, «l’abbiamo fatta noi a marzo 2013 in consiglio comunale e le opposizioni di allora di centrodestra si scagliarono contro di noi dicendo che volevamo aprire L’Aquila all’invasione degli immigrati».
VIA ROMA E LA PAURA. Questo per chiarire il clima, tutt’altro che sereno, nel quale si è svolta la riunione della commissione, alla quale hanno partecipato molti volontari (sono 12 finora i centri di accoglienza nell’Aquilano, ma la cifra è destinata a salire) e i rappresentanti della Fraterna Tau, che è quella che accoglie più immigrati. Oltre a diversi residenti del centro storico, alcuni dei quali sono rientrati, che hanno «paura» degli immigrati di via Roma. «Abito in centro, da sola, da 8 anni e mai nessuno mi ha dato fastidio», ha sottolineato Carla Cimoroni (L’Aquila Chiama).
A ROIO SONO 75. A illustrare la situazione dell’accoglienza in città e nelle frazioni, è stato l’assessore alle Politiche sociali, Francesco Bignotti, che ha specificato come L’Aquila «sia più o meno nella media nazionale, cioè il 7% di immigrati accolti, rispetto alla popolazione. Nelle nostre frazioni quella che ne accoglie di più è Roio, con 75, quella meno San Giacomo, con 4».
GLI IMMIGRATI PULISCONO. Da una decina di giorni diversi ragazzi immigrati si stanno rendendo utili ripulendo le strade adiacenti e limitrofe a via Roma dalle foglie e dalle immondizie, anche se senza alcuna tutela, come hanno sottolineato in commissione.
Il vicesindaco, Guido Liris, ha sottolineato come quello dell’accoglienza sia «uno dei temi caldi, per tantissimi motivi. Per questo serpeggia sempre una certa tensione. Ma se un’amministrazione non ha il coraggio di affrontare un tema come quello dell’accoglienza», ha sottolineato Liris, «vuole dire due cose: una, che ha perso la sfida; due, che non riuscirà più a gestire la situazione».
SONO CONGRUI? Liris ha posto l’accento anche su due interrogativi: «È un numero congruo quello degli immigrati accolti, rispetto alla popolazione del centro storico e rispetto a una città che ha i problemi della gestione del post-terremoto?». E ancora: «Le persone che abitano nella zona di via Roma e anche in altre vie del centro storico, hanno paura perché, soprattutto la sera, ci sono assembramenti dei giovani immigrati. C’è un’altra soluzione? L’amministrazione fa il mea culpa per la scarsa illuminazione delle strade. E a questo provvederemo. Ma il problema immigrati lo stiamo affrontando, però bisogna farlo con serenità».
RICHIAMO AL VANGELO. Pierino Giorgi, della Fraterna Tau, ha sottolineato come il problema, invece, si stia affrontando «in maniera ossessiva». E ha citato «il Vangelo di Gesù e Francesco: loro dicono “fate così” e noi lo facciamo», riferendosi all’accoglienza. Giorgi ha anche scritto una lettera a tutti i consiglieri comunali, spiegando l’attività della Fraterna Tau.
QUANTI SOLDI... Francesco De Santis, di Noi con Salvini (Ncs), ha puntato il dito sulla gestione del centro di via Roma: «Non discutiamo l’accoglienza, ma il tipo di gestione e controllo. Con circa 3.000 euro al mese per ogni immigrato – che significa oltre un milione di euro all’anno – chi controlla la notte quei giovani? Quante volte al giorno i gestori ospitano nella loro mensa i 108 immigrati? E poi c’è il fenomeno delle ragazze africane costrette a prostituirsi («anche se questo è un problema di ordine pubblico», ha precisato Giustino Masciocco, di Mdp-Art. 1). Io denuncio», ha concluso De Santis, «non l’accoglienza, ma il mancato controllo». Martedì la terza commissione si riunirà di nuovo per discutere il documento della presidente De Blasis.
©RIPRODUZIONE RISERVATA