Non c’è l’ascensore: anziana disabile resta senza casa

Il palazzo è stato abbattuto e ricostruito dopo il terremoto senza rispettare la legge sulle barriere architettoniche
L’AQUILA. Nel permesso di costruire rilasciato dal Comune dell’Aquila il 15 febbraio del 2012, era specificato che il progetto dovesse essere adeguato «alle norme vigenti in materia di eliminazione delle barriere architettoniche». Eppure, la signora Giovina Del Re, 83 anni, invalida civile e con gravi difficoltà a muoversi, non riesce a tornare a casa perché nell’edificio, ricostruito di sana pianta dopo il terremoto, non c’è l’ascensore. Le chiavi del suo appartamento, racconta la signora Giovina, le sono state riconsegnate un anno fa, ma da quella data ancora non riesce a rientrare in quella che è stata la sua casa fin dal 1960. «Andai ad abitarci con mio marito», racconta, «e non c’era un filo di umidità». Sì, perché quello dell’ascensore è solo uno dei problemi dello stabile nuovo di zecca che si trova in via Alessandro Carli, e che fa parte di un complesso di tre palazzine. Nei locali più in basso, infatti, sono ben visibili le tracce lasciate dall’acqua che affiora dal pavimento, o che trasuda copiosamente dalle pareti. Un fenomeno che preoccupa non poco gli abitanti dello stabile, e che interessa maggiormente la palazzina confinante con quella dove si trova l’appartamento della signora Giovina. Tutte le rimostranze avanzate finora al Comune non sono servite a niente, spiega la donna, che è stata costretta a rivolgersi a un legale. L’avvocato Paolo Quadruccio, lo scorso 6 aprile, ha inviato una nota alla Procura della Repubblica per segnalare l’incredibile situazione dell’edificio realizzato in barba alla legge 13 del 1989, quella che prevede l’eliminazione delle barriere architettoniche. Una norma «imperativa e perciò inderogabile», da un punto di vista legale, ma prima ancora un obbligo morale rispetto al quale non è possibile fare finta di niente. La signora Giovina ha anche provato a chiedere l’assegnazione di un’abitazione equivalente reperibile nel patrimonio del Comune, ma le hanno detto di no. «A parole», conclude, «mi hanno detto che dovevo fare la richiesta prima dell’abbattimento del vecchio edificio». (a.b.)
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