Non fu omicidio colposo: assolto
Schianto con un motorino, scagionato il conducente di un autocarro
SULMONA. Era finito sotto processo per omicidio colposo perché, secondo le accuse, mentre era alla guida del suo autocarro aveva procurato la morte di Danilo Gentile che era in sella a un ciclomotore. L’altro giorno il giudice Marco Billi ha assolto Paride Oddis, difeso dall’avvocato Gianluca Museo, mettendo fine a una vicenda giudiziaria che risale al 2012.
«L’istruttoria dibattimentale e le indagini difensive hanno evidenziato che il conducente del motociclo Aprilia», spiega il legale di Oddis, «non era in possesso della patente di guida A2 per poter guidare lo stesso, indossava un casco non omologato, procedeva a una velocità di 100 chilometri orari, velocità pari al doppio del limite massimo consentito. La motocicletta non era, infine, stata revisionata».
La vittima, stante la ricostruzione del perito nominato dalla Procura Faustino Colarusso, pur avvistando l’autocarro e pur effettuando una frenata di 12 metri, non riusciva ad arrestare in tempo la moto ed evitare l’impatto contro la sponda posteriore destra dell’Iveco, impatto rivelatosi poi mortale.
L’incidente si è verificato l’11 settembre del 2012. La vicenda giudiziaria si è conclusa l’altro giorno, dopo quattro anni, con l’assoluzione dell’imputato.
«Siamo soddisfatti dell’esito del processo e della decisione del giudice Billi», conclude l’avvocato Museo, «il quale, nel corso del dibattimento, ha potuto raccogliere tutti gli elementi con cui è stato accertato che il tragico evento si è verificato per una serie di concause, ma soprattutto che la moto viaggiava a una velocità troppo elevata per quel tratto di strada, tanto che lo sfortunato motociclista non è stato in grado di frenare con una moto che non era stata nemmeno sottoposta a revisione». (c.l.)
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