Non fu stupro, 2 anni in cella da innocente

Il giovane colpevole “solo” di lesioni e cessione di droga nella palestra abbandonata allo Scientifico
AVEZZANO. Era accusato di aver drogato e violentato una ragazza nella palestra abbandonata del Liceo scientifico. Ma da queste accuse è stato assolto perché il fatto non sussiste, dopo due anni e mezzo di processo e dopo una condanna a otto anni di reclusione in primo grado, dei quali due scontati. La sentenza è stata ribaltata dalla Corte d’Appello dell’Aquila che aveva ritenuto «assolutamente necessario procedere a un nuovo esame della persona offesa, oltre che all’acquisizione del fascicolo fotografico mostrato alla ragazza durante le indagini». L’altro giorno la ragazza è stata risentita dai giudici d’Appello mostrando diverse incertezze nel racconto. Così il colpo di scena processuale. L’uomo è stato riconosciuto colpevole dei reati di lesioni e cessione a titolo gratuito di sostanza stupefacente e per questo condannato a due anni. Cade invece l’accusa di stupro. L’episodio contestato era avvenuto a marzo 2017. Il presunto stupratore era stato condannato in primo grado per aver drogato, picchiato e violentato la ragazza di Avezzano. La sentenza del tribunale era stata emessa nei confronti di Ghettas Yassine, 28 anni, marocchino residente in città. Quella notte, secondo l’accusa, l’uomo ha offerto una dose di crack da fumare alla 30enne, con alle spalle problemi di tossicodipendenza, per farla entrare nel cantiere della palestra accanto allo Scientifico, un luogo che in passato era stato usato per lo spaccio o come dormitorio. La giovane, sempre secondo l’accusa, aveva tentato di ribellarsi ma Yassine l’aveva colpita con calci e pugni, fino a stordirla, per poi abusarne sotto la minaccia di una lametta. Il mattino seguente si era rivolta coi suoi genitori alla polizia. «La Corte d’Appello», commenta il difensore dell’imputato, l’avvocato Luca Motta, che insieme al fratello Pasquale assiste il 28enne, «ha ridato non solo la libertà ma anche la dignità di uomo. Ci riserviamo di chiedere un risarcimento per ingiusta detenzione».
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