Nonna Pia, una vita lunga un secolo: siate sempre onesti

16 Ottobre 2016

Il marito fu prigioniero in Germania, ha avuto quattro figli Era vicina di casa di Italo Palesse fucilato dagli Alleati

OCRE. In un map di Cavalletto d’Ocre, circondato dalle montagne e lontano dalla frenetica vita della città, Pia Palesse ha appena festeggiato i suoi primi 100 anni. «Un traguardo insperato», come lei stessa ammette, mentre indica con gli occhi chiari i festoni sulle pareti e i fiori che ancora adornano le pareti. Un secolo caratterizzato da tanti avvenimenti «ma soprattutto dall’amore per la famiglia, per il lavoro, per il mio paese e per San Gabriele».

Come ci si sente a 100 anni?

«Come a 99, solo un po’ più amata: vicino a me sono stati amici e parenti in questo compleanno speciale. Ho festeggiato per due giorni di seguito con la partecipazione di tutto il Comune di Ocre. Voglio cogliere questa occasione per ringraziare che mi è stato vicino».

Qual è stato l’avvenimento più bello di questi anni?

«Le persone che mi hanno amato e che ho amato. Ho avuto 4 figli, un maschio e tre femmine. In famiglia eravamo otto fratelli, purtroppo non tutti mi possono essere vicini, ma è come se lo fossero. E poi mio marito, l’amore di una vita».

Ci racconta della storia con suo marito?

«Ci siamo fidanzati da giovanissimi, lui era di Valle d’Ocre e io di Cavalletto. Avevamo appena un anno di differenza: io del 1916 e lui del 1915. Durante la Seconda guerra mondiale, prima da alpino e poi da carabiniere, è dovuto partire. È stato prigioniero in Germania, dove ha vissuto l’esperienza dei campi. Per anni ho aspettato che tornasse, quasi non ci speravo più. Invece, si è salvato. Finita la guerra è tornato in Italia e mi ha sposato. Io ero ormai grande: avevo trent’anni. Da questa storia sono nati i nostri figli, ma purtroppo mio marito è morto giovane: quasi cinquant’anni fa, nel 1968».

Da quel giorno, dunque, ha dovuto mandare avanti la famiglia da sola?

«Ci sono riuscita grazie ai miei figli, che mi hanno aiutata. Avevamo diverse vigne. La mattina mi alzavo presto per andare in campagna, mettere a posto gli animali e gestire le persone che lavoravano a giornata da noi. Facevo il pranzo per loro e per la mia famiglia. La sera rientravo sempre molto tardi. Ho lavorato molto, ma sono sempre stata felice».

Allora è forse nel lavoro l’elisir di lunga vita?

«No. Penso sia nell’onestà. Bisogna lavorare sì, ma con onestà. Poi penso che la ricetta sia nel mangiare poco, camminare molto, leggere qualche libro e pregare San Gabriele, che è il santo più vicino a noi».

Cosa ricorda della Seconda guerra mondiale?

«Ricordo che scappavano sempre, che avevamo paura».

Lei era la vicina di casa di Italo Palesse, che l’8 settembre 1943 si arruolò nell’esercito della Repubblica sociale italiana. Inquadrato nei reparti speciali della X Mas, un’unità speciale della Regia Marina, venne catturato e fucilato dagli inglesi a Santa Maria Capua Vetere il 30 aprile 1944.

«Sì, un giorno abbiamo saputo che non sarebbe tornato. Eravamo quasi coetanei, eravamo cresciuti insieme. Ma sapevamo che la guerra era anche questo».

Oggi come trascorre le sue giornate?

«Vivo con mia figlia. Mi sveglio intorno alle 7.30, guardo la televisione, leggo il giornale, passeggio un po’ per casa poiché l’anno scorso mi sono rotta il femore e ancora non riesco a camminare bene. Grazie a Dio, comunque, mi sento ancora in forma».

Cosa spera per il futuro?

«Di poter tornare a casa mia, a Valle d’Ocre, che ho dovuto lasciare il giorno del terremoto, e poi spero che il mondo migliori».

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