Nove Martiri, storia di un sacrificio riemersa in una foto

13 Giugno 2023

Lo scatto presentato dall’Anpi L’Aquila risale al 14 giugno ’44: raffigura i corpi di alcuni giovani partigiani catturati e fucilati

L’AQUILA. A volte gli orrori del passato riemergono con forza dirompente. Stavolta il ricordo ha la forma di una piccola foto chiusa in una semplice cornice di legno. La carta è ingiallita, perché il tempo inesorabile ha fatto cambiare colore alla foto, provocando il viraggio delle parti scure dell’emulsione, nel classico color seppia tipico delle foto invecchiate. La superficie della foto è staccata e piegata in più punti, vi si riconoscono due uomini e alcuni tavoli su cui c’è poggiato qualcosa. Sono i resti di quattro delle nove vittime dell’eccidio nazi-fascista del 23 settembre del 1943. È una foto che fa male al cuore, perché vi sono ritratti i Nove Martiri aquilani subito dopo essere stati estratti dalle loro tombe in piena terra delle Casermette, oggi caserma Pasquali Campomizzi; tombe che loro stessi avevano dovuto scavare prima di essere fucilati. I giovani, che volevano unirsi ai partigiani, furono catturati dai tedeschi e fucilati. La foto è stata presentata ieri da Fulvio Angelini, dell’Anpi L’Aquila. Con lui Mario Ruzza, 81 anni, Riccardo Lolli, Betty Leone, lo storico Walter Cavalieri e il vicesindaco Raffaele Daniele.
La foto risale al 14 giugno del 1944, e l’uomo che si vede a destra è Agostino Ruzza, il padre di Mario, a cui appartiene la foto e che l’ha recuperata dal suo archivio personale. Agostino Ruzza all’epoca era un operatore dell’Unpa, Unione nazionale protezione antiaerea, e operavano nelle situazioni di disagio e nei momenti di emergenza, di cui il più straordinario fu quello del bombardamento della Zecca e della stazione ferroviaria dell’Aquila dell’8 dicembre del 1943. La città era stata liberata il 13 giugno del 1944, e il giorno dopo, 14 giugno, le salme dei nove giovani fucilati alle Casermette furono rinvenute, recuperate e ricomposte nel cortile della scuola elementare Edmondo De Amicis. La fucilazione dei Nove Martiri, avvenuta il 23 settembre del 1943, era stata negata e nascosta dalle autorità per timore di una insurrezione popolare. Si disse che erano stati deportati in Germania. I funerali solenni si svolsero il successivo 18 giugno del 1944. Il prossimo anno ricorre l’80esimo anniversario dell’eccidio, per questo Fulvio Angelini, a nome dell’Anpi, ha chiesto all’amministrazione comunale l’impegno ricordare a commemorare la ricorrenza. «Quei ragazzi», ha detto Angelini nel corso della conferenza stampa, «hanno scelto di stare dalla parte giusta nonostante il momento storico drammatico che stavano vivendo, hanno rifiutato l’indifferenza, e dunque il loro sacrificio va ricordato e celebrato sul piano storico nel modo più rigoroso e corretto, indicandoli ai ragazzi e alle ragazze di oggi come esempio di reazione di fronte alle quotidiane ingiustizie, discriminazioni, violenze e umiliazioni».
Da parte sua, il vicesindaco Daniele, a nome dell’amministrazione comunale, ha confermato il proprio appoggio. Tra le varie iniziative che verranno messe in campo, la riedizione di alcuni libri sulla vicenda dei Nove Martiri tra cui le opere di Walter Cavalieri e il libro del 1955 di Corrado Colacito. La riproduzione della foto sarà esposta al PiMuF, Piccolo museo della Fotografia, al primo piano di Corso Vittorio Emanuele 9, sede dello studio del fotografo Roberto Grillo.
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