Nubifragio non spegne il Fuoco del Morrone

24 Agosto 2018

Alle 23,09 acceso il tripode sul palco di Collemaggio

L’AQUILA. La seconda Perdonanza targata Pierluigi Biondi ha segnato un record difficilmente superabile negli anni a venire: l’accensione del tripode (nella fotocronaca di Raniero Pizzi) che ha dato l’avvio alla settimana celestiniana è avvenuta 10 minuti oltre le 23. E per fortuna che a causa della pioggia – che si è abbattuta sulla città dalle 18 alle 20 – l’arrivo della fiaccola ha preceduto il concerto per dare il tempo a tecnici e musicisti di fare tutte le verifiche necessarie per il regolare svolgimento della serata. Nonostante tutto, però, le persone hanno atteso pazientemente. Le circa 2000 sedie predisposte davanti al palco – a cui per motivi di sicurezza hanno avuto accesso solo coloro che si sono registrati sul sito della Perdonanza e ottenuto il biglietto gratuito – erano tutte occupate. C’era poi anche un bel po’ di gente in “castigo”, perché senza biglietto, e che ha visto lo spettacolo da dietro le transenne. L’impressione che si è avuta è che la fiaccola non abbia avuto quella centralità sbandierata nella fase preparatoria dell’evento. Sempre causa poggia, il tripode che doveva essere messo sul torrione a destra della facciata è finito sul palco fra amplificatori, strumenti, sedie e tutto l’armamentario che uno spettacolo prevede. Una scelta obbligata, ma che ha un po’ cancellato l’emozione per un altro momento che sarebbe stato ricordato nella storia della moderna Perdonanza. La fiaccola è stata consegnata al sindaco dagli ultimi tedofori, una famiglia di 4 persone (per ribadire il tema della Perdonanza 2018, che è appunto la famiglia): Marzio Iacobucci, Lucilla Giordani, con i figli Marco e Massimo. Quest’anno l’idea è stata quella di rendere la basilica protagonista. Per 9 anni lo era stata a metà a causa prima dei crolli e poi dei lavori di ricostruzione e restauro. L’immenso palco posto davanti all’edificio sacro con due torri laterali per luci, amplificazioni e schermo gigante ha ridotto la splendida facciata a poco più di un telone a corredo dello spettacolo. Comunque la Perdonanza è partita e mutuando una delle frasi più banali del mondo si potrebbe dire “Perdonanza bagnata Perdonanza fortunata”. Il concerto è iniziato intorno alle 23,30 e ha visto protagonisti l’Orchestra dell’Istituzione Sinfonica, l’Orchestra del Conservatorio Casella, la Corale Gran Sasso e la Corale Novantanove, con la direzione del maestro Leonardo De Amicis. È stata una serata di musica e contenuti narrati che ha coinvolto artisti, attori, cantanti. Hanno partecipato Riccardo Cocciante, Red Canzian, Ted Neeley, Lisa, suor Cristina, Giò Di Tonno, Maurizio Trippitelli con il Percussion Ensemble, Pierluigi Ruggero, Beatrice Coltella, Vittoriana De Amicis, Lorenzo Grante. Voci narranti Lorena Bianchetti (che ha “guidato” anche l’arrivo della fiaccola) e Flavio Insinna. Non vanno dimenticati gli interventi che hanno preceduto l’accensione del tripode. L’arcivescovo, il cardinale Giuseppe Petrocchi, nella nuova veste di principe della Chiesa, dev’essere molto più attento alle parole e quando Lorena Bianchetti gli ha chiesto se è vero che quello di Celestino V è il primo Giubileo della storia ha risposto: «La Perdonanza è la madre del Giubileo» (Giubileo che come noto fu indetto nel 1300 da Bonifacio VIII successore e “nemico” di Celestino). Da una parte è stato un colpo alla prosopopea di una città che sulla “primizia” ha costruito gran parte dell’orgoglio aquilano e dall’altra la semplice conferma di quello che la Chiesa ha da sempre pensato. Petrocchi ha poi affermato che per L’Aquila la Perdonanza è la «festa dell’incontro con Gesù e con sé stessi». Ha poi parlato il presidente della Provincia Angelo Caruso e a seguire il sindaco Biondi che dall’ufficio stampa aveva fatto diffondere una traccia del suo intervento in cui ha ribadito il concetto di primo Giubileo e ha citato Socrate: «Oggi come 724 anni fa i cuori di ognuno dovrebbero seguire quell’insegnamento come una stella polare nel deserto culturale e spirituale in cui prevalgono le divisioni, il rancore, il livore e l’invidia verso il prossimo. “Quando ci si trova in disaccordo su qualche punto, e quando l’uno non riconosca che l’altro parli bene e con chiarezza, ci si infuria, e ciascuno pensa che l’altro parli per invidia nei propri confronti, facendo a gara per avere la meglio e rinunciando alla ricerca sull’argomento proposto nella discussione”, affermava Socrate. Ritrovare la concordia e l’unità dev’essere lo stimolo per recuperare fiducia nel futuro. Il nostro paese, le nostre famiglie e, soprattutto, i nostri figli ne hanno bisogno. I loro sguardi, le loro mani che stringono le nostre nei momenti di smarrimento e difficoltà, i loro abbracci meritano sicurezza e conforto. Abbiamo l’obbligo morale di costruire una società migliore di quella che ci hanno lasciato in eredità i nostri genitori. Buona Perdonanza a tutti». Applauso. Che la festa cominci.
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