Numeri da record sul turismo Gli operatori: aspettiamo l’estate

L’incremento delle presenze c’è stato, ma albergatori e ristoratori attendono la stagione alle porte Per alcuni sarebbe fondamentale dar vita a una sinergia tra enti e privati per una strategia comune
L’AQUILA. L’incremento sulle presenze c’è stato. Ma albergatori e ristoratori si chiedono se si sia trattato solo di una congiuntura favorevole e aspettano di vedere cosa accadrà nella stagione ormai alle porte. E viene sollecitata una promozione continua, in modo da rendere L’Aquila attrattiva non solo nei mesi estivi. I dati sul turismo in città diffusi dal sindaco Pierluigi Biondi sono confortanti – si parla di un aumento del 48,4% confrontando il 2021 con il 2017 – e trovano conferma nei numeri registrati dagli operatori commerciali. È andata però meno bene d’inverno e quello aquilano continua a essere un “turismo del tempo libero”, nonostante il territorio abbia tanto da offrire, a livello di accoglienza, durante tutto l’arco dell’anno.
le voci degli operatori
«Il flusso di turisti c’è stato, indubbiamente», afferma Mario Di Giovanni, presidente provinciale di Federalberghi, «ma non è frutto soltanto del lavoro fatto dalle istituzioni in tema di promozione turistica. L’Aquila è una città bellissima e così l’hanno vista i visitatori che poi con il passaparola e le foto pubblicate sui social sono stati i nostri migliori promotori. Abbiamo tutte le carte in regola per competere con altre realtà più blasonate, ma per esperienza personale e contatti con i clienti di altre regioni posso dire che non siamo ancora conosciuti abbastanza. L’Aquila è diventata tristemente famosa dopo il sisma e molti sono venuti per curiosità. Poi, durante la pandemia, ci ha aiutato il fatto di essere considerato un territorio Covid free, facilmente raggiungibile. Ma già l’anno scorso», sottolinea Di Giovanni, «noi albergatori abbiamo notato una flessione e un ritardo nelle prenotazioni, che stiamo verificando anche in questa stagione. Inoltre, è fondamentale programmare eventi e manifestazioni spalmandoli nei 12 mesi e creare un unico team, tra enti, Comune e privati, che lavori allo stesso obiettivo». Per Roberto Laglia, direttore dell’hotel Federico II, «ormai è anacronistico parlare di turismo, ma occorre parlare di turismi. Il sistema è cambiato, va intercettato non solo il turismo del tempo libero, cioè delle vacanze e dei mesi estivi, ma anche quello lavorativo, dei congressi e delle manifestazioni. L’incremento di presenze in città è oggettivo, l’ho registrato io stesso, ma bisogna chiedersi il perché siano venuti, attraverso l’analisi dei dati, studi e sondaggi. I turisti sono venuti perché eravamo una zona con meno rischi durante l’emergenza sanitaria? Oppure perché ha funzionato la promozione messa in campo?». Basti pensare alle 100mila presenze registrate sul Gran Sasso la scorsa estate: «In realtà si è lavorato meglio negli anni passati», dice Riccardo Manzi, che gestisce il rifugio Montecristo 2.0 e il rifugio Mandolò alla Villetta, alla base della funivia, «quando abbiamo avuto in montagna il turismo estero. Con la pandemia anche il turismo si è impoverito: tanta gente che aveva voglia di stare all’aria aperta, ma in camper e col panino. Credo che la stagione che sta per iniziare possa essere la prova del nove». Il centro storico è tornato vitale e frequentato, ma si scontano i mesi invernali: «Abbiamo avuto un inverno e una primavera molto deludenti», commenta Luca Totani, titolare del ristorante Connubio, «e attendiamo che il movimento di persone esploda a giugno. La presenza di tante attività di ristorazione in centro, che è un’ottima cosa, non può però reggersi soltanto con l’utenza aquilana e soltanto d’estate. Sono fiducioso che la strada imboccata sia quella giusta, negli ultimi tempi, grazie agli eventi di promozione che sono stati organizzati. C’è ancora da migliorare, anche da parte di noi operatori commerciali».
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