Nuotatore morto, s’indaga sui certificati

10 Settembre 2019

Fin e società consegnano la documentazione ai carabinieri: il 55enne indossava la muta anche se non c’era l’obbligo

SCANNO. Autorizzazioni, certificati medici e documenti vari, tutti relativi alla gara sportiva che si è svolta nelle acque del lago di Scanno, sono stati acquisiti ieri dai carabinieri della stazione di Scanno che conducono le indagini sulla morte di Roberto D’Auria, l’atleta romano di 55 anni, ex pallanuotista e campione italiano nella sua categoria, che ha avuto un malore subito dopo aver tagliato il traguardo.
L’atto istruttorio è stato disposto dal sostituto procuratore Aura Scarsella della Procura di Sulmona, che conduce l’inchiesta per fare piena luce sulla morte dell’uomo. D’Auria, stando alla ricostruzione fornita dai carabinieri, stava partecipando al Campionato di nuoto in acque libere organizzato nel centro montano dal settore Master della Federazione italiana nuoto (Fin).
Ieri in paese sono arrivati sia i dirigenti della Federnuoto che quelli della ZeroNove Roma, la società sportiva a cui era iscritto l’atleta, che dopo aver fornito tutto il materiale richiesto dagli inquirenti sono andati anche all’ospedale dell’Annunziata a Sulmona per fornire assistenza ai familiari di D’Auria.
La salma dell’uomo, da domenica, è stata sistemata nell’obitorio della struttura sanitaria peligna a disposizione della Procura di Sulmona, che ha disposto l’esame autoptico per far luce sulla causa del decesso. L’autopsia, con molta probabilità, sarà effettuata oggi pomeriggio o al massimo domani mattina. Si cercherà di appurare quali sono state le cause che hanno portato al decesso del 55enne.
I militari di Scanno, insieme alla Procura, stanno anche valutando la professionalità e la corretta procedura dei soccorsi. Si tratta ovviamente di accertamenti dovuti. I soccorsi, secondo diversi testimoni, sono stati tempestivi e durati oltre trenta minuti, grazie all’intervento di due medici presenti sul posto, che hanno fatto ricorso anche all’utilizzo del defibrillatore per ripristinare il battito cardiaco all’uomo. Vani purtroppo i disperati tentativi di rianimare lo sfortunato atleta, che indossava la muta anche se la temperatura dell’acqua non era inferiore ai 18° centigradi. Il regolamento Fin per le gare in acque libere prevede l’obbligo di utilizzo della muta in condizioni ambientali con acqua al di sotto dei 18 gradi centigradi e la scelta di poterla indossare in alternativa al classico costume da gara quando l’acqua si presenta con temperatura al di sotto dei 20 gradi centigradi e non inferiore ai 18. La gara prevedeva un percorso in acqua di tre chilometri. Dopo la tragedia l’evento sportivo è stato sospeso dagli organizzatori in segno di lutto.
D’Auria aveva appena tagliato il traguardo quando all’improvviso, mentre tentava di uscire dal lago, si è sentito male ed è crollato nuovamente in acqua. L’ambulanza dei volontari della Croce rossa di Scanno l’ha trasportato fino alle porte di Anversa degli Abruzzi, dove nel frattempo è arrivato da Sulmona il mezzo del 118. Quindi la corsa verso l’ospedale di Sulmona, dove però è stato possibile solo certificare il decesso.
Forse dopo la gara il suo cuore non ha retto – tra le ipotesi c’è quella dell’ipotermia – e il decesso potrebbe essere avvenuto per arresto cardiocircolatorio.
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