Nuova centrale per il 118 e una sala operatoria Covid

13 Gennaio 2022

La struttura di emergenza da mille metri quadri costerà quattro milioni  

L’AQUILA. Mille metri quadrati distribuiti su due piani da cinquecento ciascuno, in un progetto perfettamente integrato con l’ambiente, con tanto di parcheggio per utenti e operatori. Queste le caratteristiche della nuova centrale operativa del 118, con eliporto e hangar, da realizzare nel complesso ospedaliero del San Salvatore. Dopo anni di stop, è stato finalmente sbloccato l’iter per la realizzazione di questa struttura strategia per il territorio aquilano.
È stata disposta una riprogrammazione degli interventi per adeguarli alla somma effettivamente disponibile pari a 4,084 milioni di euro di cui 2,1 milioni donati dalla Regione Emilia Romagna e 1,984 milioni dalle economie della Regione, derivanti dall’intervento Covid-Hospital di Pescara con fondi della Banca d’Italia.
LA PRESENTAZIONE
Per il presidente della Regione, Marco Marsilio, si tratta di «uno straordinario salto di qualità per garantire una capacità di intervento tempestiva ed efficace, in grado di coordinare al meglio le operazioni di soccorso, dopo quasi un decennio di ritardi». Alla conferenza stampa di presentazione del progetto sono intervenuti anche l’assessore alla Sanità Nicoletta Verì, il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi e il direttore generale dell’Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila Ferdinando Romano. Presenti anche il vicepresidente della giunta regionale Emanuele Imprudente, l’assessore al Bilancio Guido Quintino Liris e il vicepresidente del consiglio regionale Roberto Santangelo. «È un giorno importante», ha commentato l’assessore Verì. «Il presidio servirà non solo il fabbisogno dell’intero territorio. Come giunta regionale e dipartimento sanità stiamo lavorando molto sulla riorganizzazione della rete di emergenza-urgenza e sulla rimodulazione della rete ospedaliera per ulteriori postazioni come il 116 - 117 e garantire una sanità cosiddetta di prossimità».
LA RETE
Un’opera dalla funzione strategica se inquadrata all’interno della sinergia funzionale con la centrale di Chieti e Pescara, il primo punto da cui vengono dirottati i pazienti verso gli hub, i dea di primo livello o verso i centri che vengono riferiti come “spoke”, ossia raggi. In quest’ottica, l’altro polo sanitario regionale L’Aquila-Teramo avrà nel capoluogo un’altra centrale operativa. Bisogna tener presente che nessuno degli ospedali delle quattro province possiede contemporaneamente tutti e tre gli hub: ictus, trauma e cuore, ossia le tre emergenze nelle quali il fattore tempo determina la sopravvivenza. Entusiasta Liris nel parlare di una «vittoria della sanità delle aree interne. Ho seguito per mesi l’interlocuzione con la Banca d’Italia, che ringrazio per la sensibilità dimostrata in occasione dell’emergenza Covid proprio nei confronti del tema sanità. Successivamente mi sono dedicato al reperimento di fondi pari a circa 2 milioni di euro dalle economie derivanti dalla realizzazione del Covid hospital di Pescara attraverso l’Agenzia regionale di informatica e committenza (Aric)». Il direttore Romano ha ricordato di aver trovato al suo insediamento «un braccio di ferro tra azienda e progettisti perché il progetto preliminare partiva da un valore di progettazione di oltre 8 milioni, un’opera ciclopica che prevedeva, tra l’altro, sbancamenti imponenti per oltre 1 milione di euro, a fronte di una disponibilità di 4 milioni e 84 mila euro».
LA SALA IBRIDA
Il sindaco Biondi ha messo davanti un altro obiettivo: «Finalmente l’ospedale dell’Aquila avrà una moderna centrale operativa del 118, un traguardo che ci consente di guardare al prossimo obiettivo: la realizzazione di una nuova sala operatoria “ibrida”, la numero 9, in grado di gestire le situazioni chirurgiche più delicate e di consolidare il ruolo del San Salvatore come presidio hub per il Covid e, più in generale, per le emergenze. La struttura verrebbe localizzata proprio nella palazzina di fronte l’area della futura centrale operativa del 118 e consentirebbe di gestire i pazienti Covid in modo autonomo, decomprimendo le normali attività che già scontano pesanti ritardi, allungando a dismisura le liste di attesa, con particolari conseguenze per i malati più a rischio».
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