Nuova giunta, l’Udc si mette di traverso

24 Maggio 2019

I centristi si sentono accantonati e chiedono al sindaco di essere super partes. Cipolloni ha disertato la prima riunione

AVEZZANO. Udc sull’Aventino dopo lo sgarro sulla nuova giunta: l’assalto alla diligenza di Forza Italia, soprattutto verso l’ex vicesindaco, Lino Cipolloni, “spogliato” delle deleghe pesanti, Lavori pubblici e Patrimonio, oltre alla poltrona da numero due, non è proprio andato giù ai centristi, rappresentati in assise civica da Luigia Francesconi (capogruppo) e Marco Natale. Né all’interessato, che ha disertato la prima riunione del primo esecutivo cittadino di centrodestra, per marcare il dissenso rispetto al diktat forzista, “orchestrato” dal consigliere Ferdinando Boccia e dal capogruppo Giancarlo Cipollone, mirato a ribaltare gli equilibri politici nati con l’anatra zoppa.
Obiettivo: mettere all’angolo i centristi che, nel primo giro di incontri post-crisi col sindaco, Gabriele De Angelis, avevano manifestato la volontà di confermare la posizione di vice sindaco al partito, dando ampia disponibilità sulle deleghe. La partita, invece, ha preso una piega diversa, senza avere possibilità di difesa.
«Il gruppo Udc», affermano i consiglieri Luigia Francesconi e Marco Natale, «non ha avuto nessun confronto con il sindaco in merito agli ultimi accadimenti inerenti alla nuova composizione della giunta e, soprattutto, alle deleghe attribuite ai singoli assessori. Le ultime decisioni del sindaco ci hanno lasciati profondamente amareggiati, soprattutto in considerazione della nostra correttezza e della nostra compostezza, manifestate in ogni occasione. A differenza dei consiglieri di maggioranza più vicini a lui che, forse, lo vincolano oltremodo».
L’Udc, quindi, che ieri ha atteso un segnale dal Palazzo, ma invano, suggerisce al sindaco di tornare a essere super partes e a non ascoltare troppo le «sirene azzurre. Non possiamo accettare veti, tantomeno diktat», aggiunge a microfoni spenti un esponente centrista, «anche per una questione di rispetto verso i 2.400 cittadini, il 10% dei votanti, che ci hanno dato fiducia alle amministrative». La strada verso la salvezza, quindi, minacciata anche dalla mozione di sfiducia al presidente del consiglio, Iride Cosimati, sembra sempre più accidentata, mentre il tempo scorre inesorabile verso la prova del nove decisiva per la traballante maggioranza: il voto riparatore sul consuntivo. La messa in mora del prefetto, infatti, nonostante il ritardo nella notifica ai consiglieri, che ha fatto guadagnare qualche giorno, non ammette ulteriori passi falsi. Se non si approva entro la prima decade di giugno scatta il rompete le righe con 3 anni di anticipo.
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