Nuova Perdonanza: nacque nel 1983 dalla Bolla ritrovata

Convegno della diocesi svela le origini dell’edizione moderna Il documento originale di Celestino V fu rinvenuto da un prete
L’AQUILA. Il convegno “L’Aquila, capitale del perdono. Misericordia è sapersi amati nella nostra miseria” organizzato dalla diocesi, ha fornito interessanti e “curiosi” dettagli su come nel 1983 nacque la “nuova Perdonanza”. Ne ha parlato con dovizia di particolari e attingendo direttamente alle fonti, don Daniele Pinton, direttore dell’Istituto di Scienze religiose che ha “raccontato” anche come si arrivò al ritrovamento-riscoperta dell’originale della Bolla di Celestino V, datata settembre 1294.
La “festa” della Perdonanza nel Novecento era stata quasi dimenticata dalla città. Ci fu una rievocazione molto scenografica nel 1934 immortalata da un ormai notissimo filmato dell’Istituto Luce, poi fino al 1983 quasi nulla. Dalla relazione di Pinton è riemersa anche una questione: dal 1934 al 1983 che fine aveva fatto il documento originale della Bolla di Celestino? Non si hanno, per ora date certe, ma sembra che fra il 1937 e il 1938 il Comune fece confluire una serie di documenti e oggetti storici nel Museo diocesano di arte sacra che poi finirono, a cavallo fra gli anni Cinquanta e Sessanta, nel Museo nazionale del Castello (che aveva raggruppato anche quelli civici nati in precedenza in un’ala di Palazzo Margherita e a Santa Maria dei Raccomandati). La Bolla, per semplificare, passò dal Comune al Museo diocesano e infine approdò al Museo nazionale dove verrà “trovata” da padre Quirino Salomone, rettore della basilica di Collemaggio, in una sala del museo dentro un astuccio. La Bolla, nel 1983, per la prima edizione della nuova Perdonanza, venne consegnata al Comune (insieme alla croce di San Massimo) e fatta sfilare in un apposito “supporto” realizzato da Remo Brindisi (che ancora si può vedere a Palazzo Fibbioni). Nel 1984 la Bolla (che sarà poi sottoposta a restauro) trovò posto a Palazzo Margherita dove è stata, fino al 6 aprile 2009, nel “forziere” della torre. Oggi la Bolla originale viene trasferita a Collemaggio prima del corteo, protetta in una teca di vetro. Nel corteo sfila, portato dalla Dama, solo un tubo-astuccio “moderno” con dentro una copia della Bolla.
COME CELESTINO CREò LA BOLLA
Nel convegno realizzato con il contributo del Comune, della Fondazione Carispaq, della Regione e del consiglio regionale c’è stata anche una relazione di monsignor Felice Accrocca, storico e arcivescovo di Benevento su “Celestino dispensatore di misericordia”. Monsignor Accrocca ha ricordato la genesi della Bolla della Perdonanza. Celestino V appena salito sul Soglio di Pietro si rese subito conto di essere al centro dell’attenzione dei ricchi e potenti dell’epoca i quali facevano la fila per chiedergli sempre nuovi privilegi. Dall’altro lato c’erano i poveri che non avevano nulla. Celestino a quel punto non avendo la possibilità di “redistribuire” le ricchezze materiali, decise di concedere una indulgenza che potesse dare a tutti, senza distinzioni, le ricchezze spirituali. Quindi l’indulgenza nasce da una “scelta precisa” del Papa Santo.
LE BOLLE
Nel corso del convegno è stato presentato il volume del “Corpus Coelestinianum” dal titolo “Le Bolle di Celestino V” a cura di Ugo Paoli e Paola Poli, con introduzioni di monsignor Sergio Pagano, prefetto dell’Archivio apostolico e di Walter Capezzali, storico e presidente emerito della Deputazione di Storia patria. Il volume, si legge nella presentazione, «è frutto di una indagine che ha portato alla individuazione di 90 bolle originali di Celestino V: in sei casi si tratta di doppi originali e in un caso di quadruplo originale. Le bolle sono riportate e disposte in ordine cronologico, indipendentemente dal fatto che si tratti di originale, atto registrato, copia autentica, copia semplice, inserto o copia a stampa. In totale le bolle pubblicate sono 143».
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