Nuove norme Prg, il Comune ritira tutto

L’assessore Ferella attacca la Soprintendenza: «Fa politica e blocca la ricostruzione con un ricorso che difende le pietre»
L’AQUILA. «È la prima volta in Italia che un’amministrazione dello Stato, la Soprintendenza, ricorre al Tar contro un’altra amministrazione competente in materia, il Comune». Dopo due giorni di silenzio spesi evidentemente ad attivare gli uffici per approntare la giusta ed efficace difesa contro le asserite “ingerenze” della Soprintendenza (che ha presentato un ricorso al Tar) e le associazioni (che hanno contestualmente consegnato una diffida al tribunale) contro la delibera 21 dell’11 aprile 2019 sulle norme tecniche di attuazione del Prg per le frazioni, l’assessore alla Pianificazione Daniele Ferella (foto a destra) interviene a difendere il suo provvedimento. E attacca la Soprintendenza per L’Aquila e il cratere sismico e le associazioni «che non hanno mai messo piede nei centri storici delle frazioni, pur abitando in una di esse» (con riferimento alla soprintendente Alessandra Vittorini, legata a Paganica).
L’ATTACCO. Nella sala riunioni dell’assessorato, al terzo piano di via Avezzano, Ferella brandisce da un lato la sospensiva in autotutela emessa giovedì dal Tar, dall’altra il ricorso presentato dalla Soprintendenza tramite l’Avvocatura dello Stato: «La Soprintendenza sta facendo politica e terrorismo psicologico, perché dove non ci sono vincoli non ha diritto a parlare. I vincoli paesaggistici esistono soltanto su una porzione del centro storico di Paganica. Negli anni, ci si è abituati a sottostare alla Soprintendenza anche in Commissione pareri per pratiche di ricostruzione su cui non ha titolo. Chi propone questo ricorso ha bloccato la ricostruzione e il rientro delle attività artigianali» con il solo scopo di «difendere le pietre» mentre «noi vogliamo difendere la sicurezza delle strutture». Alla base della delibera 21 non c’è nessuna volontà, ribadisce Ferella, di stravolgere il tessuto urbano dei centri storici, le variazioni introdotte alle norme tecniche d’attuazione «in quanto il Prg vigente e le norme nazionali impongono vincoli precisi su altezze e distanze». E ammonisce: «Il governo del territorio spetta al Comune, non ammetteremo più ingerenze».
TUTTO SOSPESO. Lunedì pomeriggio la giunta comunale ha approvato una delibera (la 321 del 29 luglio) firmata dal dirigente Domenico de Nardis, con cui non solo sospende le modifiche “incriminate”, ma tutto l’impianto da cui sono generate. Compresa la delibera 109 proposta dall’ex assessore alla Ricostruzione Pietro Di Stefano e approvata dal consiglio comunale a dicembre 2016. «Si torna alla norma 46 del Prg del 1975», ha tuonato Ferella battendo i pugni sul tavolo. Ora si punta a ritirare, dunque, in via di autotutela, «le deliberazioni consiliari 21 dell’11 aprile 2019, 12 del 15 febbraio 2018 e 109 del 5 dicembre 2016 «riferita all’adozione della variante in questione», come si legge sulla delibera, che dovrà passare al vaglio dell’assise civica.
RICOSTRUZIONE BLOCCATA. Il cruccio è evitare l’effetto nefasto di questa guerra legale tra istituzioni: «Associazioni e Soprintendenza non hanno valutato gli effetti dei loro ricorsi», ha detto Ferella, «e cioè di aver bloccato la ricostruzione proprio nel momento in cui stava partendo».
GLI SCENARI. Il Comune è stato ascoltato dai giudici amministrativi la settimana scorsa, l’udienza pubblica è stata fissata al 20 novembre. Facile immaginare che la battaglia legale proseguirà e s’inasprirà, a partire proprio dalla sospensione della delibera 109, che potrebbe, da un punto di vista normativo, non essere possibile.
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