Nuove piante e alghe sui fondali del lago

BARREA. Nuove piante acquatiche, muschi sommersi e alghe di grandi dimensioni sono stati rinvenuti nel lago di Barrea. Molta di questa vegetazione non era mai stata menzionata per il bacino...
BARREA. Nuove piante acquatiche, muschi sommersi e alghe di grandi dimensioni sono stati rinvenuti nel lago di Barrea. Molta di questa vegetazione non era mai stata menzionata per il bacino artificiale negli studi precedenti sulla flora del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. In molti laghi artificiali appenninici non sono presenti. I ricercatori ritengono che lo sviluppo di questa vegetazione nel lago sia un processo recentissimo e tutt’ora in corso grazie anche al Parco che ha avviato una collaborazione con l’Enel – gestore della diga di Barrea e dell’invaso – per modificare la fluttuazione delle acque al fine di migliorare i livelli di biodiversità del bacino e il funzionamento dei suoi ecosistemi. Una prima valutazione degli effetti della nuova gestione è stata svolta durante la scorsa estate dai botanici delle università della Tuscia e della Basilicata, che stanno realizzando la nuova carta degli habitat del parco protetti dalle direttive europee. Nel corso dello studio sono stati campionati i fondali del lago a varie profondità.
«Abbiamo trovato ben nove specie di macrofite, tra piante acquatiche, muschi sommersi e alghe di grandi dimensioni», spiega Leonardo Rosati, docente di Botanica all’università della Basilicata, «osservando che si tratta di un risultato sorprendente. Ci aspettavamo di trovare quasi solo fango, come generalmente avviene nei laghi artificiali. Tra i due e i quattro metri di profondità rispetto al livello estivo dell’acqua ci sono addirittura delle vere praterie sommerse dell’alga Chara vulgaris, tutelata dalla direttiva Habitat dell’Unione europea. Con molta probabilità questa ricchezza di specie è collegata alle nuove modalità di gestione del livello dell’acqua, richieste dal Parco e concordate con l’Enel». Il lago di Barrea, che ha un’origine artificiale, nel 1952 ha modificato una parte di territorio del parco, trasformando quello che una volta era un’area agricola, intensamente coltivata, in un vasto invaso artificiale. «Speriamo che questo “piccolo caso” di collaborazione tra due enti pubblici», afferma Luciano Sammarone, direttore del Parco, «possa davvero essere d’esempio a tante altre realtà simili». (m.lav.)
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