Nuovi impianti bloccati dal Tar Bartolotti: uno stop allo sviluppo

7 Gennaio 2022

Il patron della stazione sciistica di Monte Magnola critico verso le associazioni firmatarie del ricorso: «In Trentino questo non accade, il progetto non prevede speculazioni edilizie o cattedrali nel deserto»

OVINDOLI. «Un ostruzionismo miope che ferma lo sviluppo e non fa bene neanche all’ambiente che, in tal modo, resta un potenziale non sfruttato». È questa l’opinione di Giancarlo Bartolotti, pioniere del turismo invernale in Abruzzo e nella Marsica e titolare della stazione sciistica di Monte Magnola, riguardo alla decisione del Tar di bloccare il progetto per la realizzazione dei nuovi impianti.
«Quando arrivai 56 anni fa in Abruzzo dalla Romagna ero un giovane imprenditore e mi innamorai proprio del paesaggio mozzafiato di queste aree», commenta Bartolotti, «qui non c’era nulla, era un deserto, e il potenziale naturalistico era totalmente inespresso e sconosciuto. Fu allora che decisi di creare qualcosa che potesse valorizzarlo, che potesse farlo amare alla grande massa. E oggi esiste la stazione sciistica. Quello che è accaduto con il ricorso delle associazioni è un ostruzionismo bello e buono. In Trentino questo non accade e non credo che non ci sia la tutela dell’ambiente. Questa azione è solamente contro lo sviluppo della Monte Magnola impianti. La stessa cosa non è accaduta nel versante dell’Alto Sangro. Io credo che questi vincoli paralizzino lo sviluppo. La verità è che con quel progetto si vanno a utilizzare a malapena tre ettari perché sono impianti di raccordo con quelli già esistenti. Sono opere di utilità pubblica che portano posti di lavoro e incremento per l’economia e per l’indotto, non sono speculazioni edilizie o cattedrali nel deserto. Vogliamo proteggere la natura sotto ogni aspetto», chiarisce Bartolotti, «ma se un impianto ha tutti i permessi degli enti preposti, non si può bloccare un intervento che avrebbe portato sviluppo. Riguardo alla principale motivazione addotta dalla sentenza, cioè la tutela della vipera Ursini, credo che si sia andati oltre la realtà. Di esemplari ce ne sono a centinaia in tutto l’Abruzzo, non solo qui, e oltretutto non subirebbero alcun danno poiché l’habitat che verrebbe modificato è uno spazio limitato Si tratta di pretesti per fermare il progetto in modo ideologico. L’economia della nostra terra», conclude Bartolotti, «è nel turismo, l’unica cura per lo spopolamento dei nostri centri montani». (p.g.)
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