Nuovi scavi al Torrione, altri fondi per proseguire

12 Dicembre 2020

L’AQUILA. Dopo i primi importanti risultati, lo scavo archeologico nell’area del Torrione è fermo da giorni. Un problema burocratico, infatti, ha costretto gli archeologi a sospendere le indagini,...

L’AQUILA. Dopo i primi importanti risultati, lo scavo archeologico nell’area del Torrione è fermo da giorni. Un problema burocratico, infatti, ha costretto gli archeologi a sospendere le indagini, in attesa di riprenderle il prossimo anno. Il restauro dell’importante monumento nella prima periferia della città, finanziato dalla Fondazione Carispaq, diretta dal presidente Domenico Taglieri, e dall’Ance L’Aquila, ha preso il via a fine ottobre per bloccarsi dopo una ventina di giorni. I risultati emersi hanno restituito preziose informazioni, permettendo agli studiosi di escludere un’origine romana del Torrione, da molti ipotizzata, e il suo utilizzo come opera sepolcrale. «A circa un metro e 70 centimetri dal piano stradale, inoltre, è stato rinvenuto un basamento in perfetto apparato murario in pietra, a grossi conci di calcare massiccio, con pianta regolarissima ellittica, dalla quale aggetta verso la città un semipilastro a sezione rettangolare», come spiega Fabio Redi, coordinatore scientifico degli scavi. «La struttura è realizzata con materiali di spoglio». Questa circostanza fa ipotizzare la sua costruzione in funzione dell’acquedotto trecentesco di Santanza, ma secondo il docente «non è possibile escludere che sia un’opera idraulica di epoca successiva, costruita per la compensazione piezometrica della pressione dell’acqua che aveva creato problemi di flusso in città». A stabilire quale sia la vera storia del Torrione saranno solo ulteriori indagini, per cui bisognerà attendere. «Stiamo preparando una prima relazione sulla situazione emersa per inoltrare una richiesta di ulteriore finanziamento», spiega Redi. L’opportunità di un nuovo scavo dovrà essere vagliata dalla Soprintendenza per L’Aquila e il cratere, diretta dall’architetto Antonio Di Stefano, ed essere comunicata alla Fondazione Carispaq che ha già assicurato la disponibilità di nuovi fondi. «Vorremmo allargare la superficie di scavo in direzione del Castello di circa 10/15 metri per indagare l’origine del manufatto», continua Redi. «Da parte del progettista, Fabio Andreassi, abbiamo trovato grande disponibilità a modificare il progetto originario per valorizzare i resti recuperati». Si sta già pensando alla possibilità di realizzare una sorta di gradinata che scenda sotto il Torrione e che permetta di visitare il basamento rinvenuto. Le lavorazioni in variante devono essere condivise dalla Fondazione Carispaq che sta gestendo direttamente l’intervento, con la Soprintendenza, il Comune, sotto la supervisione del responsabile scientifico degli scavi archeologici. Per permettere la valorizzazione dei resti sarà necessario anche realizzare un muro di contenimento e la predisposizione di una ricostruzione virtuale dell’alzato del monumento a scopo didattico. Per questi ulteriori lavori la Fondazione Carispaq si è impegnata a erogare altri fondi.