Nuovi schiavi, ombre sul Fucino

8 Settembre 2015

Il caso del caporalato in agricoltura oggi all’esame del governo. Melilla (Sel): fermare lo sfruttamento

AVEZZANO. La situazione di sfruttamento dei lavoratori del Fucino – guadagnano 2,50 euro l’ora e fanno turni massacranti – approda alla Camera. Sarà il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, a rispondere questo pomeriggio all’interpellanza presentata dal deputato di Sinistra ecologia e libertà, Gianni Melilla, sulla precarie condizioni dei braccianti che lavorano nei campi della piana. La denuncia, di cui il Centro si è occupato più volte in passato, nasce da un’inchiesta che la Flai-Cgil ha effettuato nel Fucino. «Chiedo al ministro del Lavoro se non intende intervenire coinvolgendo anche la Regione Abruzzo, gli enti locali e le parti sociali per mettere in campo strumenti volti a far emergere e sconfiggere la piaga del caporalato nel Fucino», afferma Melilla, «il fenomeno del caporalato è particolarmente accentuato nel Fucino perché ci sono molti immigrati non in regola con il permesso di soggiorno, che, di conseguenza, non possono far valere i loro diritti. Ci sono 400mila persone in tutta Italia che vivono in questa situazione, 100mila dei quali rischiano la schiavitù: i braccianti sono costretti ad accettare il volere del caporalato senza poter dire una parola perché hanno bisogno di quei soldi».

Nell’interrogazione, il parlamentare di Sel ha precisato che «ci sono state delle segnalazioni di lavoratori con regolare contratto ai quali viene corrisposto però il 30% del compenso dovuto, un vero e proprio ricatto che viene fatto per permettere loro di avere poi la disoccupazione agricola. Lo sfruttamento e il caporalato nella Marsica sono delle realtà drammatiche che vanno fermate».

Eleonora Berardinetti

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