Nuovo Municipio, controversia infinita

21 Dicembre 2019

Sull’incompiuta del quartiere della Pulcina potrebbero spuntare ulteriori problematiche

AVEZZANO. Sulla controversa questione del lodo arbitrale del nuovo municipio, l’incompiuta del quartiere La Pulcina, mentre il Comune sta mettendo insieme i “pezzi” per impugnare l’atto del collegio arbitrale, che in base alla convenzione del 2006, ha riconosciuto l’obbligo del Comune di provvedere al pagamento in favore della società Irim srl di 1.731.877,66 euro più interessi, l’avvocato Giorgio Sucapane, mette in guardia “sull’apertura dei cordoni della borsa dell’Ente”. Alla base dell’invito a una attenta valutazione, l’avvocato Sucapane mette la sentenza del tribunale di Avezzano (del 24/11/2016) che «aveva condannato la società Irim al pagamento di una sanzione amministrativa dipendente dall’accertato delitto di truffa aggravata commesso ai danni del Comune. Inoltre», sottolinea il legale, «il caso è ancora pendente davanti alla Corte d’Appello dell’Aquila. Lo stesso tribunale aveva riconosciuto che il reato di truffa era stato commesso proprio mediante la stipula della convenzione tra l’Irim e il Comune, con la quale sarebbe stata affidata a detta società, in maniera illegittima, la costruzione del nuovo palazzo comunale. Irim, infatti, secondo il Tribunale, oltre a non aver partecipato ad alcuna gara di evidenza pubblica per ottenere l’incarico riguardante un lavoro di oltre 6 milioni di euro stabilito, tra l’altro, in base al prezzario regionale senza alcun ribasso, avrebbe, durante l’esecuzione del contratto stesso, modificato a proprio vantaggio le clausole contrattuali tanto da guadagnarsi comunque il diritto di incassare l’intero corrispettivo, stabilito per la realizzazione completa dell’opera pubblica, nonostante sia rimasta, in gran parte, incompiuta».
La struttura, infatti, è ancora da completare, mentre il quadro globale sta peggiorando per i raid dei vandali. «Secondo il giudice», chiosa Sucapane, «il profitto che l’Irim avrebbe conseguito dal delitto di truffa sarebbe insito nell’aver ottenuto il pagamento di tutte le somme previste nella convenzione fino al momento dell’accertamento del reato. Stando così le cose, si potrebbe opinare, a fil di logica, che ogni ulteriore pagamento, come quello disposto dal lodo arbitrale, che dovesse intervenire a favore dell’Irim per la stessa causale, verrebbe a produrre un illecito aggravamento delle conseguenze del reato con l’effetto di precluderne, in ipotesi, l’adempimento spontaneo». (m.s.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA .