Obbligo kit anti-valanga e sonar: cambia la legge sulla montagna

18 Marzo 2021

Via libera alla proposta dell’assessore Liris: pala, sonda e Artva al seguito per chi pratica le discipline Incentivi per acquistare attrezzature. Spunta l’idea di un ticket deterrente per imprevisti non sanitari

L’AQUILA. Kit di soccorso obbligatorio in Abruzzo per chi pratica discipline di alta montagna. L’ok per la modifica di legge arriva dal tavolo tecnico convocato ieri a Palazzo Silone all’Aquila dall’assessore regionale Guido Quintino Liris. Tavolo che ha dato parere unanime e positivo per introdurre il kit composto da pala, sonda e Artva (apparecchio di ricerca per i dispersi in valanga), una ricetrasmittente in grado di emettere e ricevere onde radio per permettere a chi è rimasto travolto da una slavina di segnalare la propria posizione e ai soccorritori.
Nel corso dell’incontro si è parlato anche di punti informativi nelle zone montane di maggior afflusso nei periodi estivi, che fungano da filtro per limitare le escursioni da parte di cittadini non correttamente equipaggiati; della possibilità di acquisto, da parte della Regione Abruzzo, del dispositivo Recco per elicotteri, un sonar in grado di individuare le piastrine metalliche cucite negli indumenti da montagna, cellulari e telecomandi delle auto (in tal caso l’Abruzzo diventerebbe la prima regione appenninica a esserne in possesso) e il pagamento di un ticket per imprevisti di natura non sanitaria come deterrente per disincentivare avventure non consapevoli. «È necessario farsi trovare preparati alla gestione dell’aumento di flusso di appassionati e frequentatori delle montagne abruzzesi, soprattutto in vista del post-Covid», dichiara l’assessore regionale allo Sport, Aree interne, Bilancio e Patrimonio. «Lo scopo è far diventare l’Abruzzo pioniera delle regioni appenniniche nei sistemi di sicurezza. Inoltre ho dato piena disponibilità a una sede per il Cai e il Soccorso Alpino regionale all'Aquila e ho sposato l’idea di incentivi economici per l’acquisto di kit e per i corsi di formazione volti a stimolare la cultura di vivere la montagna con consapevolezza». Il tavolo si è tenuto a poche settimane dalla tragedia del Monte Velino costata la vita a quattro escursionisti di Avezzano. Quando sono stati travolti da una enorme valanga a Valle Majelama, Tonino Durante, Gian Mauro Frabotta, Gianmarco Degni e Valeria Mella non indossavano l’Artva. I soccorritori li hanno ritrovati dopo 28 giorni.
«Quanto accaduto a Forme dev’essere d’insegnamento e stimolo per le istituzioni», conclude Liris, «anche per mantenere unito il sistema di soccorso che ha trovato, proprio in Abruzzo, un unicum nazionale di operatività e sinergia tra i vari corpi di soccorso». Il tavolo ha deciso, infine, di istituire due giornate di formazione una a inizio estate e l’altra a inizio inverno. «L’intento è promuovere qualcosa che possa essere d’ausilio per la comunità abruzzese e non», aggiunge il dirigente della Protezione civile regionale, Mauro Casinghini, «finalizzato all’aumento di consapevolezza della sicurezza in montagna sia d’inverno che d’estate. La montagna è amica, ma va rispettata».
Sull'obbligatorietà del kit di autosoccorso si è detto soddisfatto anche Daniele Perilli, presidente del Cnsas Abruzzo che sulla sicurezza in montagna ritiene necessario «allargare l’informazione e fare formazione a partire dalle famiglie e dalle scuole coinvolgendo gli enti preposti». All’incontro hanno partecipato anche i delegati del prefetto e del questore dell’Aquila, carabinieri, guardia di finanza, vigili del fuoco, 9° Reggimento Alpini, Club alpino italiano, Guide alpine, Università dell’Aquila ed esperti del settore. Sono le forze civili e militari che hanno partecipato alle ricerche degli escursionisti di Avezzano nel campo base allestito a Forme di Massa d’Albe.
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