Odissea di un aquilano positivo all’estero

13 Gennaio 2022

Il 24enne si sottopone a un test rapido prima dell’imbarco restando così bloccato in Danimarca

L’AQUILA. Bloccati a Copenhagen per giorni dopo un tampone rapido positivo, «senza aiuto da parte dell’ambasciata». Vittima della disavventura una coppia di giovani: lui 24 anni, vive e lavora all’Aquila, mentre la ragazza di 29 – originaria della Basilicata – vive a Roma. Domenica 9 gennaio, al termine di un breve soggiorno nella capitale danese, si presentano in una postazione del centro per fare il tampone rapido necessario all’imbarco. E da lì iniziano i guai. «Dopo un’ora», racconta il giovane, «riceviamo l’esito positivo via sms. Presi dal panico chiamiamo subito l’ambasciata italiana a Copenaghen per capire come comportarci, considerando anche le nostre difficoltà in inglese, per non parlare del danese». Risponde un centralino che informa gli utenti che il numero non è attivo nei festivi: bisogna contattare il numero per le emergenze. «Così facciamo», riprende il ragazzo aquilano, «ma non abbiamo risposta. Inutile dire che abbiamo chiamato almeno 10 volte». Non sapendo cosa fare, i due rientrano nell’ostello dove alloggiano e raccontano il tutto alla hall. Il personale, con molta cortesia, li isola nella stanza. «All’indomani», riprende ancora il racconto, «grazie alla reception dell’ostello, troviamo come fare un test molecolare. Mentre cerchiamo di capire dove e come prenotarsi, riusciamo finalmente a farci rispondere dall’ambasciata, ma la telefonata è pressoché inutile. Ci dicono di seguire le indicazioni delle autorità locali, in altre parole: arrangiatevi anche se non conoscete la lingua. Una volta fatto il test molecolare torniamo in isolamento in camera». Nella notte tra lunedì e martedì arriva il primo risultato positivo del molecolare al giovane, mentre quello della ragazza non è mai pervenuto. «Nuovamente il personale dell’ostello ci aiuta con la prassi per entrare nell’hotel Covid di Copenaghen», spiega la coppia. Senza risultato del molecolare, però, la ragazza non può essere ammessa: «Facciamo una nuova, inutile, telefonata all’ambasciata. Nella tarda mattinata di martedì, però, ci contattano dalla sanità danese a seguito della positività riscontrata inizialmente dal test rapido. Qui, fortunatamente, riusciamo a entrare in contatto con una gentilissima signora danese che parla un po’ di italiano facendo da tramite con l’hotel Covid, dove veniamo trasferiti nel pomeriggio, e la sanità danese».(fab.i.)
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