Offendere il sindaco omofobo non è reato

10 Ottobre 2014

Frasi di Federico anti-gay e insulti sul web, il pm chiede l’archiviazione per uno studente della Bocconi

SULMONA. Aveva definito l’omossessualità «un’aberrazione genetica», scatenando un’accesa discussione sul web, finita con offese e denunce per diffamazione aggravata. Il pubblico ministero ha chiesto l’archiviazione per un giovane coinvolto nella lite virtuale.

Protagonisti della vicenda l’ex sindaco di Sulmona, Fabio Federico, e uno studente della Bocconi di Milano. Quest’ultimo fu querelato, insieme ad altre 35 persone, per aver offeso l’allora primo cittadino. Dei casi si sono occupate le Procure di mezza Italia, con risolti diversi. Il giovane bocconiano aveva scritto: «Fai la femminuccia... fai il maschietto... come se fosse una scelta! Ma brutta testa di c... il problema della società è la tua ignoranza e il fatto che tu sia sindaco!» Per l’universitario il pm di Busto Arsizio (Varese) ha chiesto l’archiviazione perché «di fronte a dichiarazioni rese in pubblico da un soggetto politico di spicco, quei commenti rappresentano l’immediata reazione, anche sin troppo contenuta rispetto alla gravità delle affermazioni di chiaro stampo omofobo». La reazione è degna del vulcanico Federico. «Se il pubblico ministero ritiene che offendere così una persona non è reato» incalza «allora comincerò anch’io ad apostrofare alcune persone in quel modo. E la lista è lunga. In questo caso è stata chiesta l'archiviazione, ma per altre posizioni la situazione è diversa e qualcuno è stato anche costretto a risarcirmi». In alcuni casi è stato chiesto il rinvio a giudizio: in particolare il pubblico ministero di Milano, Enrico Pavone, ha chiesto il processo per un uomo residente a Milano ma sposato in Spagna con il suo compagno. In questo caso il sindaco Federico fu definito «un verme».

«Resta l’amarezza» continua Federico «per una vicenda che scatenò nei miei confronti reazioni di violenza verbale inaccettabili. E anche perché l’opinione pubblica, o la maggior parte di essa, ha dimenticato che quel video fu frutto di un plagio realizzato a regola d’arte e messo in rete soltanto per screditarmi». Ma anche su questo aspetto della vicenda le versioni sono contrastanti. La storia cominciò nel 2011: Federico era sindaco e su Youtube finì un video, risalente al 2006, in cui il primo cittadino rilasciava una serie di dichiarazioni sull’omossessualità. All’epoca Federico era capogruppo consiliare di opposizione con An. Alle dichiarazioni seguirono i commenti, tra cui anche quello dello studente della Bocconi. Per il pm di Busto Arsizio non sussiste reato. Anzi. «Sussiste nella sua massima estensione l’attenuante della provocazione» scrive il magistrato «come meglio illustrato nella memoria difensiva» dell’avvocato Barbara Indovina, legale dello studente.

La vicenda, invece, si conclusa con una riappacificazione fra i gay e Federico, durante un corteo a Sulmona. L’ex sindaco donò confetti ai manifestanti.

Chiara Buccini

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