Offese sessiste alla senatrice, via al processo

Un 48enne di Cerchio è accusato di diffamazione aggravata: frasi oscene contro l’esponente 5 Stelle
SULMONA. Era stata oggetto di pesanti accuse sulla sua pagina Facebook, alcune anche sessiste. Ieri, per un 48enne, M.T., residente a Cerchio, nella Marsica, è iniziato il processo davanti al giudice monocratico del tribunale di Sulmona, Francesca Pinacchio. L’accusa è diffamazione aggravata. Oggetto delle pesanti offese la senatrice sulmonese del Movimento 5 stelle, Gabriella di Girolamo. I fatti fanno riferimento al marzo del 2020 quando la senatrice, in piena emergenza sanitaria, aveva pubblicato alcuni contenuti sulla sua pagina Facebook relativi alla pandemia e alla necessità di rispettare le regole e il lockdown imposto in quei mesi. Era il periodo in cui a capo del governo c’era proprio Giuseppe Conte. Ne venne fuori un dibattito piuttosto acceso tra favorevoli e contrari alla chiusura totale di tutte le attività e delle scuole. Nel dibattito si inserì anche il 48enne di Cerchio con un commento pieno di offese sessiste che la senatrice non fece passare. Qualche giorno dopo raggiunse il commissariato di Sulmona per sporgere querela nei confronti dell’uomo depositando anche gli screen shot dei post incriminati. Dopo essere stato individuato, anche con l’aiuto e la competenza dello specifico settore per i reati su internet di cui dispone la polizia, M.T. è stato rinviato a giudizio e lunedì scorso si è aperto il processo che, dopo le prime schermaglie tra accusa e difesa, è stato rinviato al prossimo 7 novembre quando si terrà la seconda udienza. Quello dei cosiddetti “leoni da tastiera” sui social è un fenomeno che, negli ultimi tempi si è amplificato in maniera esponenziale tanto che i processi per diffamazione aggravata incardinati nel tribunale di Sulmona, sono sempre più numerosi. La senatrice è difesa dall’avvocato Piervincenzo Fasciani, del Foro di Sulmona, il quale ha puntato il dito proprio sulla brutta abitudine di offendere le persone sui social: «Si tratta di un reato odioso perché chi lo compie si nasconde, spesso, dietro una tastiera, tra le mura di casa, e ancor più odioso, nel caso della senatrice Di Girolamo, perché intriso di contenuti sessisti. Per la mia assistita è stata una delusione ricevere un attacco personale, ma non ha intaccato il suo stile fatto di una politica leale e sempre aperta al confronto». (c.l.)
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