Offese su Facebook, parola al giudice

7 Dicembre 2016

Richiesta di un legale: vogliamo sapere dalla società di Palo Alto chi ha diffamato due miei assistiti in periodo elettorale

L’AQUILA. Una rogatoria internazionale affinché Facebook fornisca gli elementi utili all’identificazione delle persone che sulle “pagine” del social si sono sbizzarrite a diffamare due persone originarie dell’hinterland aquilano, ma domiciliate a Roma, oggetto di una pesante campagna denigratoria. È la richiesta che ieri l’avvocato Dario Visconti, legale della parte lesa, ha presentato al giudice per l’udienza preliminare, Giuseppe Romano Gargarella. Parte dall’Aquila, dunque, la crociata contro il colosso di Palo Alto, affinché venga ripristinata la legalità sulla rete più frequentata al mondo, dove non è insolito imbattersi in profili falsi creati da persone che si trincerano dietro l’anonimato per gettare fango sulle vittime predestinate, nella convinzione di sfuggire alle maglie della giustizia. Gli ignoti, in questo caso, non si sono limitati all’offesa, postando in un crescendo di impunità, commenti deliranti persino nei confronti della giustizia, tanto da arrivare ad ammettere che quel comportamento per il quale hanno ricevuto ben 23 denunce va avanti da 5 anni. Ieri il gup si è riservato la decisione, che dovrebbe essere resa nota già nei prossimi giorni. Per ora il procedimento è stato incardinato contro ignoti. Il gup ha già respinto una richiesta di archiviazione avanzata dal pm, fissando al 6 dicembre la data dell’udienza preliminare. Ieri l’avvocato Visconti ha insistito nella richiesta per la rogatoria internazionale o, in alternativa, di una consulenza telematica da affidare a un ingegnere informatico «volta ad accertare l’identità dell’autore dell’attività altamente diffamatoria». Se accolta, rappresenterebbe un precedente significativo, perché Facebook dovrebbe fornire i file di “log”, o comunque tutto ciò che è contenuto nel server, e che potrebbe portare all’identificazione di coloro che, attraverso il falso profilo, si sono lanciati in una vera e propria campagna denigratoria nei confronti delle due vittime.

«Una battaglia importante», commenta l’avvocato Visconti, «per tentare di ripristinare la legalità anche nel mondo virtuale. Non parliamo di censura, ma di rispetto delle regole, in attesa che finalmente anche l’Unione europea intervenga a regolamentare la materia. È mia intenzione, inoltre, diffidare Facebook dal consentire ulteriori attività calunniose ai danni dei miei assistiti». .

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