Officina dei sapori, sugli affitti pronto il braccio di ferro

7 Settembre 2016

SULMONA. «Non abbiamo mai detto di non voler pagare e siamo pronti a farlo anche subito. Ci dispiace solo che siano state divulgate delle notizie che non rispondono a realtà e che la vicenda sia...

SULMONA. «Non abbiamo mai detto di non voler pagare e siamo pronti a farlo anche subito. Ci dispiace solo che siano state divulgate delle notizie che non rispondono a realtà e che la vicenda sia stata impostata in maniera sbagliata». I vertici del Cescot-Officina dei sapori, accusati dal Comune di non aver mai versato da 9 anni, l’affitto dei locali di via monsignor Luciano Marcante, utilizzati per ospitare la scuola professionale, non ci stanno a passare per morosi.

Nel corso di una conferenza stampa il direttore Angelo Pellegrino e il vice presidente della Confesercenti, Pietro Leonarduzzi, hanno spiegato la loro versione dei fatti ripercorrendo tutte le fasi della vicenda. «Non abbiamo pagato gli affitti perché avevamo ottime ragioni per non farlo», ha spiegato Pellegrino, «negli anni abbiamo eseguito una serie di lavori sulla struttura che non era in condizioni di ospitare la scuola. Era poco più di un magazzino. Abbiamo dovuto adeguarlo per renderlo funzionale alle nostre attività».

Circa 60mila euro di lavori effettuati, secondo Pellegrino, che andavano detratti all’affitto. Anche se va rimarcato che all’atto della stipula del contratto, Cescot aveva ritenuto i locali idonei all’uso che se ne doveva fare. Lo scorso anno si era arrivati con il Comune a una transazione dove il Cescot si impegnava a versare 18.556,23 euro da versare in tre rate annuali per chiudere il contenzioso. Ma l’atto non è stato mai firmato per la caduta anticipata dell’amministrazione Ranalli. Il Comune disconosce quella transazione, anche perché non sarebbe stata avallata dai revisori dei conti riconoscendo alla scuola privata lavori per circa 20mila euro invece dei 60mila richiesti da Pellegrino: «La richiesta eccessiva da parte del Comune potrebbe anche indurci a ripensare alla nostra presenza qui a Sulmona. Con questo non chiediamo che la struttura sia gratis. Ma vogliamo pagare il giusto». (c.l.)

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