Oltre 2 milioni nei paradisi fiscali In carcere l’imprenditore Marini

L’accusa: «False fatture per evadere le imposte». I legali del 49enne: «Lavori effettivamente eseguiti» Coinvolte anche una ditta che realizza la linea C della Metro di Roma e tre società del settore sanitario
AVEZZANO. Fatturava lavori o corsi di aggiornamento mai eseguiti. Quasi cinque milioni e mezzo di euro in cinque anni, che hanno consentito di scaricare indebitamente l’Iva e con quei soldi creare fondi neri nei paradisi fiscali. Con le accuse di riciclaggio e frode fiscale l’imprenditore avezzanese Augusto Marini, 49 anni, residente a Londra, è stato rinchiuso nel carcere San Nicola.
Tornato ad Avezzano per affari, l’uomo è stato convocato nella caserma della Finanza e qui gli è stata notificata l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Francesca Proietti.
Le Fiamme gialle di Avezzano, al comando del capitano Giovanni Antonio Marra, hanno accertato che nel quinquennio 2010-2015, Marini, amministratore della società di costruzioni Tech Project srl, ha emesso false fatture attestanti l’esecuzione di lavori e l’organizzazione di corsi professionali, per un importo complessivo di 5.461.753, consentendo l’evasione delle imposte e la creazione di fondi neri trasferiti in conti esteri aperti in paradisi fiscali (Marshall Islands) e in altri Paesi oltre confine, come Svizzera e Regno Unito. Nel corso delle indagini, i militari hanno scoperto la falsa esecuzione di lavori edili a tre società del comparto sanitario e lavori specialistici riconducibili alla Linea C (in fase di costruzione) della Metropolitana di Roma. Inoltre, sono saltati fuori anche corsi di formazione per il personale, in grado di movimentare i convogli della Metro, i quali non potevano essere stati svolti dall’impresa riconducibile a Marini poiché effettivamente priva di maestranze e tecnici in organico. Le quattro società hanno sede a Roma. La sede della Tech Project srl, invece, da alcuni mesi è stata trasferita dalla capitale all’Aquila (in via Mazzarino).
I fondi neri, sempre secondo le accuse, riguardano tre operazioni, una da 2 milioni e le altre due da 286mila e 280mila euro. In seguito alle perquisizioni locali e ai sequestri delle fatture ritenute false, eseguiti nelle sedi delle società romane, i responsabili di queste ultime, aderendo alla procedura di collaborazione volontaria con l’Agenzia delle entrate (strumento messo a disposizione dal Fisco per regolarizzare la propria posizione fiscale e favorire il rientro dei capitali illecitamente trasferiti all’estero), avrebbero fornito un’ulteriore conferma della natura fittizia dei lavori e dei corsi oggetto delle indagini. I finanzieri accertavano che Marini, al fine di agevolare il trasferimento illecito di capitali all’estero, riceveva bonifici bancari sui propri conti correnti tenuti oltreconfine, rimettendoli successivamente a disposizione degli evasori. La verifica fiscale eseguita ha consentito il recupero a tassazione di circa un milione di euro di Iva.
Le indagini sono state coordinate dai pm Roberto Savelli e Maurizio Maria Cerrato.
Negli anni scorsi, Marini e altri otto imprenditori marsicani erano finiti nei guai per una presunta truffa milionaria a società di leasing.
La Finanza ha inoltrato un’informativa ai colleghi di Roma per ulteriori indagini sulle altre società coinvolte.
Domani è previsto l’interrogatorio di garanzia per il 49enne.
«Tutte le contestazioni sono infondate», affermano gli avvocati Gianluca Onnembo e Filippo Paolini, difensori di Marini, «la realtà dei fatti verrà dimostrata in tribunale. I lavori sono stati effettivamente eseguiti e non esiste alcun paradiso fiscale».
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