«Oltre mille posti persi in un anno»

7 Ottobre 2018

Il segretario Verrocchi: molte imprese irregolari con personale “invisibile”. Si contano almeno dieci vertenze a settimana

L’AQUILA. Carpentieri e muratori con contratto da metalmeccanici o multiservizi. Personale amministrativo sottopagato, buste paga dimezzate e collaboratori esterni mai retribuiti.
Dieci vertenze a settimana, raccolte dallo sportello della Fillea-Cgil: tutte legate a imprese che lavorano alla ricostruzione post-sisma. È la media plastica di quanto sta accadendo in provincia dell’Aquila, dove nell’ultimo anno si sono persi circa mille posti nel comparto edile. Segno evidente di un «limbo di illegalità» in cui continuano a operare molte imprese che, sulla carta, si dichiarano regolari. Salvo, poi, scoprire vertenze e contenziosi aperti.
Un sottobosco portato alla luce nel corso del quinto congresso della Fillea-Cgil della provincia dell’Aquila “Fabbrica per fabbrica, cantiere per cantiere”, che si è svolto ieri, all’interno dello stabilimento all’Italsacci di Cagnano Amiterno. Un’emergenza su tutte, che si è tradotta in una richiesta pressante al governo: estendere il modello del Durc (Documento unico di regolarità contributiva) per congruità, applicato al sisma del Centro Italia, anche al cratere 2009, dove alle ditte edili basta un semplice Durc online per attestare la regolarità dell’impresa per i contributi versati.
CANTIERI E VERTENZE. «La reintroduzione del Durc per congruità, che consente di calcolare, cantiere per cantiere, l’indice di proporzione della manodopera, ovvero il numero di operai rispetto alla tipologia di appalto, è l’unico strumento per combattere il lavoro nero», ha dichiarato Emanuele Verrocchi, segretario Fillea-Cgil della provincia dell’Aquila (confermato dal congresso). «Riscontriamo un’altissima percentuale di vertenze delle imprese edili: una decina settimanalmente, che denotano il proliferare di lavoratori in nero, del cosiddetto lavoro grigio, che corrisponde ad un monte ore non dichiarato e dell’applicazione di contratti non edili, come quello dei servizi e dei metalmeccanici, per evitare le contribuzioni in Cassa edile».
TROPPE IRREGOLARITÀ. Maggiori controlli sulle imprese che lavorano alla ricostruzione e che, se irregolari, potrebbero essere stanate proprio dal Durc di congruità, che rappresenta l’esatta fotografia dello stato dell’azienda e del regolare utilizzo degli operai. «A questo si aggiunge la mancanza di controlli nei cantieri», sottolinea Verrocchi, «a cui ovviare, in parte, proprio con l’applicazione del Durc di congruità. Il tavolo di monitoraggio dei flussi di manodopera, istituito dalla prefettura dell’Aquila e previsto dalle linee guida antimafia, oggi è depotenziato proprio a causa dei dati parziali che arrivano dalle Casse edili, in assenza del Durc».
CALO ADDETTI. Mille posti di lavoro persi in un anno «dovuti in parte al fermo della ricostruzione pubblica», dice Verrocchi, «in parte agli operai “invisibili”, che lavorano, ma non figurano». Sono allo studio misure per frenare il fenomeno, come la segnalazione alle autorità, in primis la prefettura, delle imprese edili che hanno contenzioni e vertenze in atto, «per evitare che prendano altri appalti». L’equazione è semplice: escludere dalla ricostruzione post-sisma le ditte che non risultano in regola e che non pagano i lavoratori, serrando la morsa dei controlli.
APPELLO AGLI IMPRENDITORI. «Legalità significa responsabilità», l’appello di Verrocchi all’Ance. «Gli imprenditori devono mettere al centro l’etica: la qualità del lavoro fa la differenza. L’assenza di rispetto delle regole è ancora troppo marcata: siamo preoccupati per la pochezza culturale e la debolezza di rappresentanza delle imprese edili della nostra provincia». Al congresso hanno partecipato, tra gli altri, Graziano Gorla, segretario Fillea-Cgil nazionale, Sandro Giovarruscio, direttore Inca Cgil Abruzzo, Silvio Amicucci, segretario generale Fillea-Cgil Abruzzo, Valerio Smarrelli, dell’Università di Bologna, e Roberto Aloisio, del Gssi.
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