Omaggio ai Nove Martiri La prima uscita ufficiale del vescovo ausiliare

Monsignor D’Angelo onora il sacrificio dei giovani uccisi dai nazifascisti Il sindaco Biondi presiede la cerimonia. Anpi e studenti in prima linea
L’AQUILA. Prima uscita pubblica ufficiale del nuovo vescovo ausiliare Antonio D’Angelo ieri, nella caserma Pasquali-Campomizzi, che fu teatro dell’eccidio, in occasione dell’omaggio ai IX Martiri Aquilani. Il vescovo è stato accompagnato dal cappellano militare padre Daniele Di Sipio.
LE COMMEMORAZIONI
«Il 23 settembre, nel giorno del 78° anniversario dall’eccidio, il ricordo del sacrificio per la libertà dei nostri giovanissimi nove martiri aquilani», così ha scritto il sindaco Pierluigi Biondi, che ha presenziato alla cerimonia nella caserma insieme al prefetto Cinzia Torraco, alle autorità militari e al vescovo. A seguire, il sindaco si è recato nel piazzale dell’Istituto “Amedeo di Savoia Duca d’Aosta”, in ricordo di Fernando La Torre, martire e studente del Regio Istituto Industriale. La cerimonia si è svolta alla presenza di una rappresentanza degli istituti superiori, con la deposizione di una corona.
ANPI IN PRIMA LINEA
«A 78 anni di distanza, si è rinnovato con immutata commozione il ricordo del sacrificio dei Nove Martiri, la pagina più triste e gloriosa della storia democratica della città», ha scritto l’Anpi. «La storia è nota. Dopo l’Armistizio con gli Alleati dell’8 settembre ‘43, l’Italia venne occupata dai nazifascisti. Per sfuggire al Proclama di Kesserling che obbligava tutti i giovani ad arruolarsi nell’esercito tedesco un gruppo di giovanissimi patrioti aquilani per difendere la dignità e la libertà dell’Italia, si rifugia in montagna. Nel tentativo di unirsi alle Bande partigiane vengono però sorpresi dai tedeschi, catturati e fucilati. Il 23 settembre 1943 morirono così Anteo Alleva, Pio Bartolini, Francesco Colaiuda, Fernando Della Torre, Berardino Di Mario, Bruno D’Inzillo, Carmine Mancini, Sante Marchetti, Giorgio Scimia».
LA STORIA
«Di quell’eccidio», prosegue l’Anpi, «il professor Corrado Colacito fece una rigorosa e struggente ricostruzione nel libro “Ricordo storico” (ripubblicato nel 2013 da Textus) e le sue parole restano ancora le più belle per proteggere la memoria di quei giovinetti e offrirla come lezione tutti i giorni a ognuno di noi. “Nella sua tragica semplicità – scrisse – l’episodio così commovente dei Nove Martiri illumina di vividi riflessi l’atmosfera ingloriosa di quel settembre ’43: è come una perla nel fango un momento di toccante umanità che vide consumare, in un attimo, il sacrificio di nove innocenti cuori giovanili ardenti di amore ideale. Non si ripeta, stolidamente, che quei “ragazzi” s’ingannarono o furono ingannati; non si dica che agirono per imprudenza e per sventatezza dovuta alla loro età, senza nemmeno rendersi conto di ciò che volevano soprattutto non si insulti alla loro memoria affermando che il loro sacrificio fu inutile e vano. Il fremito di rivolta che agitò quelle anime pure e generose merita ogni rispetto, ogni ammirazione. Non si mossero, quei “ragazzi”, perché volessero sfidare un immortale destino: essi volevano una cosa molto più semplice e umana: volevano evitare la vergogna e l’umiliazione di essere schiavi dei nuovi dominatori che calpestavano il suolo della Patria. E non si batterono come “eroi” ma come “ragazzi”: però non ve n’erano molti di “ragazzi” come loro in tutta la penisola durante quel triste frangente. Andarono essi incontro alla Libertà e incontrarono invece la morte sul loro cammino. I Nove Martiri sono e saranno, perciò, sempre degni di compianto e onore.” L’Anpi conclude: «A chi dimentica la storia, a chi confonde vittime e carnefici, a chi oscura il 25 aprile, a chi nega il valore della Resistenza, a chi offende i diritti di libertà, solidarietà e giustizia, noi rispondiamo con la bellezza e il coraggio dei nostri Nove Martiri giovinetti».(e.n.)

