Omicidio, 16 anni di carcere per Catalano
Delitto del buttafuori, ieri la condanna del gup. Il condannato usò una pistola calibro 7,65 per uccidere Callegari
AVEZZANO. Sedici anni di reclusione per omicidio volontario. È la pena inflitta a Pietro Catalano, 50 anni, per l’omicidio di Marco Callegari, 45 anni, avvenuto il 10 settembre del 2015, in una piazzola in località Piccola Svizzera di Tagliacozzo, al culmine di un litigio, sfociato in rissa, a cui presero parte anche altre persone.
Callegari, di mestiere buttafuori, residente nella località turistica poco distante dall’abitazione di Catalano, fu raggiunto da due colpi di pistola. Nel corso dell’udienza, dinanzi al gup Maria Proia, il procuratore della Repubblica, Andrea Padalino, ha sostenuto la tesi dell’omicidio volontario, mentre il difensore di Catalano, l’avvocato Romolo Longo, ha ribadito la tesi della legittima difesa, poiché sul luogo del delitto venne rinvenuto anche un martello con il quale il buttafuori colpì alla testa, oltre a Catalano, anche un uomo che lo accompagnava. Il fatto di sangue avvenne nelle prime ore del pomeriggio e il tutto sarebbe cominciato per la morte di un cane della cui responsabilità Catalano accusò Callegari. Per chiarire l’accaduto i due si incontrarono poco distante un maneggio della Piccola Svizzera. Catalano era in compagnia di altre persone. Si scambiarono le prime reciproche accuse e poi arrivarono alle mani. Per difendersi Callegari tirò fuori un martello da muratore brandendolo sulla testa degli aggressori. A quel punto Catalano estrasse una vecchia pistola calibro 7,65 sparando tre colpi, due dei quali raggiunsero Callegari freddandolo. Un romeno colpito alla testa dalla martellata fu ricoverato all’ospedale di Avezzano in stato di coma. L’arma del delitto fu trovata dai carabinieri della compagnia di Tagliacozzo, in un villino poco distante l’abitazione di Catalano. Tra i due – secondo quanto ricostruito nel corso delle successive indagini – da tempo non correva buon sangue. Vecchie ruggini avevano, in qualche modo, alimentato rancori, accuse e sospetti. I due vivevano in abitazioni tra loro vicine in una zona residenziale un tempo meta di villeggiatura della piccola e media borghesia romana. Nel quadro del processo sono state rinviate a giudizio per rissa aggravata le altre sei persone che sono state presenti ai fatti di quel giorno. Per loro l’udienza è stata fissata per il 14 febbraio del 2018. La famiglia di Callegari, costituitasi parte civile, è stata assistita dall’avvocato Antonio Milo, mentre il collegio difensivo è composto dagli avvocati Antonio Pascale, Leonardo Casciere, Franco Colucci, Andrea Tinarelli, Sonia Giallonardo e Patrizia Ciciarelli.
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