Omicidio, tre persone sotto torchio

28 Novembre 2019

Ascoltate dai carabinieri sull’assassinio avvenuto nella casa di legno. L’autopsia: l’operaio ucciso dalle coltellate

L’AQUILA. Ci sono almeno tre sospettati nell’inchiesta sulla morte dell’operaio dell’Asm Paolo D’Amico, romano di 55 anni, assassinato domenica scorsa nella casetta di legno che aveva a Barisciano.
LE INDAGINI. La giornata di ieri è stata fondamentale ai fini della ricerca della verità con alcuni interrogatori e l’esecuzione dell’autopsia. L’inchiesta per omicidio volontario resta ufficialmente contro ignoti, ma ci sono tre persone che sono state ascoltate dagli investigatori al fine di stringere il cerchio intorno ai presunti autori del delitto. Sono in corso anche delle analisi sulla droga trovata nella casa della vittima. Infatti uno degli obiettivi è quello di verificare se i sospettati hanno avuto a che fare con quel tipo di stupefacente sia sotto il profilo dello spaccio che del consumo. Si cerca anche, sulla scorta di alcune tracce lasciate dagli pneumatici di un fuoristrada transitato nei pressi della casa, di individuare che tipo di mezzo fosse e a chi sia intestato. Si vuole isolare un Dna nell’appartamento dove è avvenuto l’omicidio. Esso potrà essere confrontato con quello dei bulbi piliferi di altre persone ritenute sospette.
L’AUTOPSIA. Nella giornata di ieri è stata effettuata l’autopsia nell’obitorio dell’ospedale San Salvatore da parte dei consulenti del pm. Si è trattato di un esame particolarmente lungo e, infatti, è terminato nel tardo pomeriggio. Da quanto si è appreso sembra che per la vittima siano state letali due o tre coltellate inferte al petto. Mentre ha perso credibilità la tesi per la quale a uccidere il 55enne siano state le martellate. Non a caso, infatti, un martello era stato anche sequestrato dai carabinieri che stanno indagando sul caso. Questo aspetto, però, ha in qualche modo modificato le attese degli investigatori, i quali, sulla scorta dei nuovi elementi, hanno fatto ieri pomeriggio un nuovo sopralluogo sullo scenario del delitto per capire ancora meglio la dinamica della tragedia. Non va escluso, comunque, che l’uomo, dopo una lite sfociata in rissa, potrebbe essere stato assassinato fuori casa e, dopo la colluttazione, esanime, sia stato trascinato all’interno, nel garage poi trovato a soqquadro dai militari, senza avere nemmeno la possibilità di difendersi. In questa ipotesi è inevitabile che ad agire siano state almeno due o tre persone. È chiaro che la pista della droga non è la sola, visto che occorre anche accertare se ci sono stati problemi sui pagamenti dei lavori svolti per suo conto nelle pertinenze della casa teatro dell’omicidio. Un altro aspetto che va indagato riguarda le frequentazioni della vittima che erano poche visto che faceva vita ritirata e non aveva contatti, ma nemmeno problemi, sul lavoro. Aveva avviato, in passato, anche delle cause per ottenere dei risarcimenti in base ad alcune sue attività private e le aveva vinte, ma poi non ha ottenuto soldi in quanto le aziende da lui citate sono fallite.
I CANI. Una sua passione erano i cani, visto che ne aveva quattro. Due pastori abruzzesi, un setter e un meticcio. E anche il fatto che i cani pastori non abbiano aggredito gli intrusi (almeno così pare) non è un elemento da tralasciare nelle valutazioni. Gli animali, dopo il delitto, sono rimasti per alcuni giorni nel recinto della casa in legno sequestrata. Ieri, però, sul posto si sono portati gli operatori del servizio veterinario dell’Azienda sanitaria allertati dal sindaco del paese, Francesco Di Paolo. Gli animali sono stati portati in un luogo sicuro dove potranno essere sfamati per alcuni giorni, in attesa che si decida sul loro affidamento a chi li richiederà. Chiaro che la precedenza spetta ai familiari della vittima, qualora fossero interessati.
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