Onna, la storica scuola delle suore non ha più soldi: rischio chiusura

4 Dicembre 2018

Le religiose (arrivate per la prima volta nella frazione aquilana nel 1883) potrebbero lasciare La nuova struttura fu visitata nel 2015 dal presidente Mattarella. La comunità locale si mobilita

Era il 3 febbraio 1883. Poco dopo le due del pomeriggio, quattro suore scesero da un treno partito da Pescara e che attraverso Sulmona aveva raggiunto L’Aquila. La stazione era stata inaugurata appena 8 anni prima ed era il terminale della Ferrovia Adriatica che metteva in contatto il Centro Italia con il Nord. Il collegamento fra L’Aquila, Rieti e Terni si sarebbe concretizzato solo qualche mese dopo. Quelle suore, giovani, infreddolite, disorientate e con pochissimi bagagli salirono su un calesse trainato da un cavallo e dopo un’oretta giunsero a Onna, la piccola frazione del Comune dell’Aquila che all’epoca aveva circa 500 abitanti “stipati” alla meglio dentro un pugno di vecchie case.
LA STORIA. Le religiose erano partite da Sestri Levante, il Comune della città metropolitana di Genova, affacciato sul Mar Ligure. In poco più di un giorno, dal tiepido clima marino passarono al freddo dell’Appennino, all’ombra della sua montagna più alta: il Gran Sasso. Si chiamavano suor Dorotea Rapetti, suor Vittoria Bonfante, suor Marcella Caffarena e suor Prospera Giuffra che lasciò l’abito qualche tempo dopo perché non riuscì a superare i disagi in cui si venne a trovare in quel piccolo borgo al centro della Valle Aquilana.
IL PRETE. A portare in Abruzzo il gruppetto di suore fu un prete, don Geremia Properzi nato a Lucoli nel 1840, ottimi studi a Roma, per un anno segretario del vescovo missionario Daniele Comboni (oggi santo), rapporti con molti personaggi dell’epoca fra cui Giovanni Bosco (santo anche lui), ma con un caratteraccio che gli provocò non pochi guai, tanto che la sua carriera in Vaticano durante i pontificati di Pio IX e Leone XIII finì per risentirne parecchio e fu “costretto” a tornarsene in periferia. Da giovane era un predicatore apprezzatissimo, girò l’Italia in lungo e in largo, fu per un periodo a Parigi e alcuni dei suoi libri oggi si trovano nelle principali biblioteche (fra cui quella del Vaticano) e persino in quelle di Londra e della capitale francese. Fu proprio nel suo peregrinare in varie parti d’Italia che incontrò, a Sestri Levante, le Suore Pie della Presentazione di cui per un paio di anni fu anche direttore spirituale. Quando alla fine del 1882 diventò parroco di Onna (aveva scelto la piccola frazione perché una sua sorella aveva sposato il rampollo di una facoltosa famiglia onnese, i Ludovici) pensò di portare fra i suoi parrocchiani quelle suore impegnate non solo a pregare ma anche a insegnare a leggere, a scrivere e a fare piccoli lavoretti (il cucito ad esempio).
LA SCUOLA RURALE. Da lì nacque la prima scuola rurale dell’Aquilano. A quell’epoca i bambini e gli adolescenti dei borghi intorno alla città non avevano possibilità di studiare, la loro penna era la zappa, il loro foglio era l’appezzamento di terra coltivato dai loro nonni e dai loro genitori. Ma quelle quattro suore arrivate in quel freddo pomeriggio del 1883 realizzarono un miracolo. Accolsero nuove vocazioni (anche di ragazze locali) e la scuola diventò un modello apprezzato e imitato. I giornali dell’epoca (tutti, anche quelli laici) ne parlarono in maniera entusiasta.
LA REGINA MARGHERITA. Don Geremia (che intanto aveva continuato a scrivere e molti suoi testi si trovano sulla Palestra Aternina, un periodico fortemente sostenuto dall’allora arcivescovo Augusto Vicentini, che stimava il parroco onnese) fino alla morte, nel febbraio 1900, diede tutto il possibile appoggio all’istituto che a fine Ottocento si chiamò “Regina Margherita” in ricordo di una cospicua donazione che la Regina fece alle suore in occasione di una sua visita all’Aquila con Re Umberto. Le suore, con decine di bambini al seguito, aspettarono il Re e la Regina sulla Statale 17. Margherita si fermò, le salutò e offrì il suo contributo in denaro. Le “suore di Onna”, nei decenni successivi, aprirono istituti in tutto l’Abruzzo. Oggi ne sono rimasti pochi, uno di quelli ancora aperti è a Pescara. A giugno 2019 anche lo “storico” istituto onnese potrebbe chiudere. Ci sono problemi economici che, denunciati più volte dall’attuale superiora, suor Giuseppina Lepore, sembrano insormontabili.
IL TERREMOTO. Eppure le suore, dieci anni fa, sono riuscite a superare anche la tragedia del terremoto. Nel nuovo villaggio è stato ricostruito – grazie ai fondi che furono raccolti durante la trasmissione di Raiuno “Porta a Porta” condotta da Bruno Vespa – un edificio moderno e sicuro intitolato alla memoria di Giulia Carnevale, la studentessa universitaria di Sora deceduta all’Aquila il 6 aprile del 2009 che stava progettando proprio una scuola dell’infanzia. Il progetto ritrovato dai genitori di Giulia fu donato alla Protezione civile che a settembre 2009 inaugurò la nuova struttura, visitata nel 2015 dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
RISCHIO CHIUSURA. Oggi la situazione sembra non avere via di uscita. Per evitare la chiusura si stanno mobilitando i genitori dei bambini e le associazioni di Onna. Basterebbero poche decine di migliaia di euro per andare avanti per almeno qualche altro anno in attesa di tempi migliori e, soprattutto, della risalita del numero delle iscrizioni (che ogni anno vanno effettuate entro il mese di gennaio).
PRO LOCO E ONNA ONLUS. «Appena appresa la notizia della possibile chiusura della scuola dell’infanzia, notizia data dal parroco don Cesare Cardozo alla fine della messa del 25 novembre, i consigli direttivi della Pro Loco di Onna e di Onna Onlus hanno incontrato le suore per capire le difficoltà che sta attraversando la scuola materna e attivarsi per scongiurare tale chiusura e il trasferimento delle suore ad altre sedi», dice Vincenzo Angelone, presidente della Pro loco. «Le suore della Presentazione, meglio conosciute come le suore di Onna, sono una realtà presente da 135 anni nel territorio aquilano. È un valore aggiunto della nostra piccola comunità che non possiamo perdere. Il loro prezioso apporto educativo, dato al territorio con il contributo delle docenti e delle assistenti, non può e non deve essere cancellato». «Siamo pronti a dare battaglia», dice Margherita Nardecchia Marzolo, presidente della Onna Onlus, «affinché questo importante patrimonio storico, religioso e culturale resti a Onna ancora molto a lungo. Siamo in contatto con la Casa madre delle suore a Ostia per valutare ogni possibile intervento per scongiurare una chiusura che, stando così le cose, potrebbe avvenire a giugno 2019. In questi giorni promuoveremo iniziative di solidarietà concreta e facciamo appello a tutti coloro che possono dare una mano. Onna è un paese che non deve ricostruire solo le case, ma deve difendere la sua storia e proiettarsi al futuro. È un compito difficile, ma ci impegneremo fino in fondo. E non va dimenticato che, in caso di chiusura della scuola dell’infanzia, si perderebbero anche posti di lavoro».
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