Open day nel Cementificio su un trenino

14 Luglio 2019

Cagnano Amiterno, porte aperte in fabbrica ai residenti. Fioravanti (Aterno aria): «Non basta»

CAGNANO AMITERNO. Il tamburo di acciaio rovente non si ferma mai, a passarci sotto si viene investiti da una vampata di calore. All’ingresso i bambini giocano, un trenino porta grandi e piccoli in giro per la grande cementeria. I genitori all’ora di pranzo si siedono tutti insieme sotto un tendone ad aspettare gli arrosticini, i panini con la porchetta, le olive ascolane e soprattutto un piatto di amatriciana.
È il giorno dell’open day alla cementeria Italsacci di Cagnano Amiterno. Porte aperte, «chiunque in qualunque momento può venire qui a vedere quello che facciamo», al tavolo della conferenza ci sono i vertici di Italcementi, che da un paio di anni hanno rilevato la cementeria, i vertici del consiglio comunale di Cagnano Amiterno, e per la prima volta anche Maria Fioravanti, del comitato Aterno Aria, che si batte contro l’utilizzo del Css, combustibile solido secondario, un prodotto derivato dai rifiuti, nel forno chimico della cementeria.
«I primi a rispettare le leggi dobbiamo essere noi», racconta il direttore tecnico di Italcementi, Agostino Rizzo, nel corso della visita. «Lo vede quell’uomo lì?», dice indicando il direttore dell’impianto Giovanni Catucci. «Se fa una cosa fuori norma il primo ad andarci di mezzo è lui». E non sarebbero solo problemi legali, «ma i primi guai gli arriverebbero proprio dall’azienda». Italcementi è entrato a far parte di un colosso internazionale, HeidelbergCement, 58mila dipendenti in tutto il mondo, 3mila stabilimenti e quasi 19 miliardi di euro di fatturato. La cementeria di Cagnano al momento ha 70 dipendenti, con l’indotto si arriva a 100, 4 linee di produzione. Usando il Css al 20%, (la Germania è al 65%), al posto del petcoke, pellet di carbone, non sono state emesse in atmosfera 5700 tonnellate di anidride carbonica. Una realtà importante per un territorio montano. Il sindaco Iside Di Martino racconta l’evolversi della vicenda delle centraline aggiuntive per il controllo dell’aria previste in un protocollo firmato con Italsacci e l’Università dell’Aquila lo scorso dicembre.
Maria Fioravanti del comitato Aterno Aria va via per niente convinta. «L’ennesimo atto per gettare fumo negli occhi. Stanno usando un combustibile nuovo, i monitoraggi non bastano». (r.p.)
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