Operai sfruttati, altro no dai giudici

11 Settembre 2015

Il Riesame boccia l’appello presentato da De Meo e Salvatore che per ora restano ai domiciliari

L’AQUILA. No dei giudici del Riesame alla contestazione della misura cautelare per i due imprenditori sulmonesi coinvolti nell’inchiesta dei carabinieri sullo sfruttamento degli operai nei cantieri della ricostruzione.

Infatti i giudici hanno respinto l’appello contro la misura presentata dai legali dello studio Margiotta di Sulmona per conto dei costruttori Francesco Salvatore e Panfilo De Meo che resteranno ancora ai domiciliari.

Non ha avuto peso nelle valutazioni dei giudici il fatto che i due sospettati, secondo le tesi difensive, non abbiano potuto nemmeno fare dichiarazioni spontanee in quanto non hanno fatto in tempo a conoscere le contestazioni.

Oggi dovrebbe essere resa nota la decisione anche su un secondo ricorso che è stato presentato specificatamente contro la detenzione domiciliare ma l’impressione, da quanto si è visto, è che difficilmente i due sospettati potranno tornare in libertà.

Comunque tutte queste censure saranno ripresentate anche in Corte di cassazione entro tempo breve,

In questa indagine dei carabinieri, denominata «Social dumping», nessuno è ancora a piede libero. Vi sono implicati anche gli imprenditori teramani, Giancarlo Di Bartolomeo, Massimo Di Donato, Antonio D'Errico, i quali sono ai domiciliari e i loro avvocati, i quali ritengono che l'inchiesta non poggi affatto su solide basi, stanno studiando le loro impugnazioni.

Nelle scorse settimane si era costituito ai carabinieri che l'ultimo indagato, Nicolae Otescu, il quale era riparato in Romania ma, sentendosi braccato, ha poi scelto di mettersi a disposizione dell'autorità giudiziaria contestando le pesanti accuse a lui mosse. Si tratta dell’unico tra gli accusati ancora in carcere.

Il 30 settembre, tramite incidente probatorio chiesto e ottenuto dal pm, saranno chiamati a testimoniare gli operai romeni «sfruttati» .

©RIPRODUZIONE RISERVATA