Operai sfruttati, bocciate le richieste di libertà

22 Agosto 2015

Restano ai domiciliari i due imprenditori sulmonesi che presenteranno appello Inchiesta puntellamenti, proseguono gli interrogatori dei carabinieri

L’AQUILA. Gli imprenditori sulmonesi Francesco Salvatore e Panfilo De Meo accusati di avere sfruttato una ventina di operai impegnati nei cantieri della ricostruzione, resteranno ancora ai domiciliari. Lo ha deciso il gip alcuni giorni fa dopo che, comunque, i due erano stati messi fuori dal carcere.

Comunque la battaglia legale non si ferma infatti il loro avvocato, Alessandro Margiotta del Foro di Sulmona, ha deciso di andare fino in fondo presentando un appello che dovrebbe essere discusso lunedì 7 settembre per una decisione che probabilmente verrà letta il giorno successivo. In caso di ipotetica bocciatura si potrà ricorrere in Cassazione.

In questa indagine dei carabinieri, denominata «Social dumping», sono implicati anche gli imprenditori teramani, Giancarlo Di Bartolomeo, Massimo Di Donato, Antonio D’Errico, i quali sono ai domiciliari e i loro avvocati, i quali ritengono che l’inchiesta non poggi affatto su solide basi, stanno studiando le loro impugnazioni.

Nelle scorse settimane si era costituito ai carabinieri che l’ultimo indagato, Nicolae Otescu, il quale era riparato in Romania ma, sentendosi braccato, ha poi scelto di mettersi a disposizione dell’autorità giudiziaria contestando le pesanti accuse a lui mosse.

La mano dura della magistratura aquilana risulta omogenea sia per questo procedimento, per il quale è contestato il reato associativo, che per quello, coevo, riguardante presunte tangenti nei puntellamenti nella ricostruzione di alcuni edifici.

Due giorni fa il gip supplente ha bocciato il ricorso per la libertà dei due imprenditori aquilani Giancarlo Di Persio e Mauro Pellegrini sposando in maniera quasi totale le tesi della Procura. Anche in questo caso, pertanto, gli avvocati stanno preparando ricorsi al Riesame e se servirà in Cassazione facendo perno su un punto: nella motivazione del giudice per le indagini preliminari non si fa menzione al reato per il quale i due imprenditori sono stati destinatari di una misura cautelare, ovvero la truffa ai danni dello Stato. Avrebbero, pertanto, lucrato sulle spese per i puntellamenti per un lavoro in centro storico.

Tuttavia le difese ribattono che tutto poggia su una perizia che è agevole scardinare e, pertanto, la battaglia legale si sposterà in tale direzione.

Fermo restando che vanno avanti gli interrogatori di persone informate su fatti ancora tutti da chiarire.

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