Operaio licenziato, la Cisl si difende
Biondi: il lavoratore inchiodato da un certificato medico, la Marelli irremovibile
SULMONA. Sul caso dell'operaio licenziato dalla Magneti Marelli, perché ristretto ai domiciliari, interviene la Fim Cisl Abruzzo- Molise accusata di non essersi mossa a tutela del posto di lavoro del dipendente. E lo fa con il responsabile aquilano Giampaolo Biondi, il quale rispedisce ogni accusa al mittente. «La cosa è priva di fondamento, in quanto appena saputo dei problemi accorsi all’operaio, la Fim Cisl si è immediatamente attivata nei confronti dell’azienda, tentando di recuperare all’errore commesso dal lavoratore, forse malconsigliato da qualche legale, in quanto per giustificare la propria assenza aveva inviato un certificato medico. Certamente chi seguiva la vicenda giudiziaria, doveva avvisare l’azienda della situazione del lavoratore e consegnare l’opportuna documentazione».
Dopo la contestazione dell’azienda in cui si chiedevano i motivi della prolungata assenza dal lavoro, il dipendente avrebbe inviato una lettera di giustificazioni. Lettera non scritta dall’organizzazione sindacale.
«In questi giorni», aggiunge Biondi, «contrariamente a quanto afferma il legale dell’operaio, per di più coniuge di un delegato sindacale della Magneti Marelli non della nostra organizzazione, ci siamo attivati nei confronti dell’azienda per tentare di trovare delle soluzioni che potessero scongiurare il licenziamento cautelativo del lavoratore. L’azienda si è mostrata irremovibile, in quanto l’operaio, o chi ne ha curato gli interessi, non aveva spiegato la vera motivazione dell’assenza, pensando di risolvere la cosa con l’invio di un certificato medico attestante la malattia. Per tale motivo l’azienda si è sentita tradita nel rapporto di fiducia con il lavoratore. Ribadiamo, al di là delle scelte del lavoratore», conclude il sindacalista della Fim Cisl, «di essere disponibili a qualsiasi contributo sindacale che possa salvaguardare al meglio gli interessi dell’operaio finito nei guai».
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