Operaio licenziato, risarcito con 16 mensilità

Marelli, il giudice riconosce l’illegalità del provvedimento ma conferma la risoluzione del contratto
SULMONA. Lo arrestano e lui per giustificare l’assenza dal lavoro manda il certificato medico alla sua azienda, la Magneti Marelli, fingendosi malato e viene licenziato. L’operaio ricorre al giudice del lavoro che riconosce l’illegalità del licenziamento oltre a un sostanzioso indennizzo al dipendente ma conferma la risoluzione del rapporto di lavoro. Una sentenza destinata a far discutere quella emessa ieri dal giudice del Tribunale di Sulmona Alessandra De Marchi, nei confronti di Andrea La Civita, 40enne sulmonese, arrestato per detenzione di sostanze stupefacenti nel gennaio scorso. Una sentenza frutto della nuova normativa introdotta nel 2012 con la legge Fornero sul licenziamento per giusta causa.
Secondo il giudice, infatti, la mancanza del dolo nei termini contestati al lavoratore (occultamento dello stato di detenzione e volontà di trarre in inganno l’azienda), non giustifica la sanzione del licenziamento, che risulta sproporzionata rispetto all’effettiva entità dell’illecito disciplinare valutato nella condotta del lavoratore, il quale aveva subito fatto sapere a un suo collega di lavoro, i reali motivi che gli impedivano di recarsi in fabbrica mandando solo successivamente il certificato medico. Nello stesso tempo il giudice ha riconosciuto all’azienda, proprio in base alla modifica dell’articolo 18, la possibilità di licenziare il proprio dipendente riconoscendogli però un consistente risarcimento. Ed è proprio quello che è stato applicato nel dispositivo che dichiara l’illegittimità del licenziamento e risolve nello stesso tempo il rapporto di lavoro condannando la Magneti Marelli Sistemi Sospensioni, al pagamento in favore del lavoratore di un’indennità risarcitoria pari a sedici mensilità lavorative, oltre agli interessi legali e alla rivalutazione monetaria. La Civita era stato arrestato il 23 gennaio scorso dai carabinieri nell’ambito dell’operazione Fenice, con altre sette persone. «L’applicazione di una misura cautelare per fatti estranei al lavoro, se non crea problemi all’attività produttiva dell’azienda, non può incidere assolutamente sul lavoro e non può quindi determinare il licenziamento», affermano i legali di La Civita, Alessandro Margiotta e Catia Puglielli sottolineando che chiederanno il reintegro del loro assistito sul posto di lavoro in sede di discussione di merito del ricorso.
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