Operatori Sigistel l’Ispettorato blocca la cassa integrazione

19 Dicembre 2014

Dopo undici mesi di attesa ora arriva anche la beffa I lavoratori del call center lanciano un appello alla Regione

SULMONA. Prima la chiusura del call center e poi l’Ispettorato del lavoro che non accorda la richiesta di cassa integrazione. Undici mesi da incubo per gli operatori della Sigistel, rimasti senza gli assegni dell’ammortizzatore sociale e senza un lavoro. Sono muti da tempo, infatti, i telefoni del piccolo call center e gli assegni mensili della Cassa non arrivano da quasi un anno.

Per questo i lavoratori, una ventina, hanno scritto una lettera al presidente della Regione Luciano D’Alfonso e al suo vice Giovanni Lolli, oltre che all’assessore regionale Marinella Sclocco e al sindaco di Sulmona Giuseppe Ranalli. «Non si tratta di qualche mese di ritardo, ma di soldi che fanno riferimento a quasi un anno di cassa integrazione», scrivono gli operatori. «Soldi sui quali contavamo e in previsione dei quali qualcuno ha provveduto a sostenere spese che altrimenti avrebbe evitato. Molti di noi vivono situazioni difficili in famiglia, con coniugi a loro volta in regime di cassa integrazione. Ora, premessa la legittimità dell’azione svolta dall’Ispettorato, restiamo in attesa di circa 10mila euro di arretrati a testa». La proprietà pescarese del call center sulla Statale 17, che si affaccia sul mega-stabilimento della Magneti Marelli, aveva sospeso un anno fa 14 delle sue 30 lavoratrici (tra cui c’è un solo ragazzo), quasi tutte laureate, per scarso rendimento. In sostanza, l’azienda rimproverava alle operatrici di aver condotto interviste troppo brevi o di aver svolto male l’assistenza ai clienti sulle commesse disponibili. Fra queste figuravano anche grandi nomi, come Fastweb o Pagine gialle. La sospensione cautelativa aveva aperto purtroppo la strada ai licenziamenti per giusta causa della metà del personale. «Chiediamo un incontro per sapere i motivi del parere negativo dell’Ispettorato», aggiungono le operatrici, «e per avere al più presto l’erogazione della la cassa integrazione che aspettiamo ormai da mesi». E quelle lavoratrici che nel presidio di un anno fa davanti i cancelli del call center si coprivano il volto, ora firmano la lettera inviata a Regione e Comune.

È nelle loro storie che si riflette il precariato imperante dei call center, nonostante il complesso processo di stabilizzazione avviato nel 2006.

Federica Pantano

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