Opere abruzzesi a Torino alla reggia di Venaria

Esposti alcuni manufatti restaurati e conservati al Munda di Borgo Rivera Arbace (direttrice del Polo museale): «Allestimento efficace per i due tesori»
L’AQUILA. C’è anche l’arte del capoluogo abruzzese nella Sala delle Arti della Reggia di Venaria (Torino) per l’esposizione conclusiva della XVIII edizione del progetto “Restituzioni”, un programma, nato nel 1989, con cui il Gruppo Intesa Sanpaolo, con cadenza biennale, collabora con gli enti ministeriali preposti alla tutela dei beni artistici per individuare opere appartenenti a musei pubblici, privati o ecclesiastici, siti archeologici e chiese che necessitino di restauro e ne sostiene gli interventi.
La mostra presenta oltre 200 manufatti restaurati nel biennio 2016-2017, provenienti da 17 regioni. Diversi i pezzi che rappresentano l’Abruzzo, tra cui due conservate al Museo nazionale d’Abruzzo (Munda): la lastra che proviene dalla chiesa di San Pietro a Campovalano di Campli (Teramo) e la transenna lucifera di San Pietro di Campovalano, che per le dimensioni ragguardevoli e la quasi totale integrità con cui è giunta, costituisce un unicum tra gli arredi scultorei di epoca altomedievale conservatisi nel territorio regionale. Le due opere sono state restaurate da Antonio Mignemi di Mimarc e schedate da Marco D’Attanasio. Infine, a rappresentare l’Abruzzo anche due crocifissi il cui restauro è stato curato da Bianca Maria Colasacco della Soprintendenza unica: uno di Giovanni di Biasuccio, della fine del XV secolo, della chiesa di Santa Margherita; l’altro di Giorgio, arciprete di Sant’Anza (attivo nella seconda metà del Quattrocento), proveniente dalla chiesa di San Silvestro. «Sin dal 2012 ho segnalato opere significative dell’Abruzzo per “Restituzioni”, stabilendo un filo diretto con Silvia Foschi, che da decenni segue il progetto», spiega la direttrice del Polo museale d’Abruzzo, Lucia Arbace. «Particolarmente efficace anche l’allestimento di Loredana Iacopino che ha voluto collocare le opere provenienti dall’Abruzzo in una suggestiva ambientazione alla fine del percorso. Sono grata a Intesa San Paolo e ai curatori Carlo Bertelli e Giorgio Bonsanti per quest’iniziativa».
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