Opposizione divisa sullo stop ad Amorosi

3 Luglio 2020

Sei consiglieri si smarcano da un documento della minoranza dopo la condanna del capo dei vigili

L’AQUILA. Mezza opposizione chiede l’applicazione della legge Severino, con la sospensione del capo dei vigili dopo la condanna per peculato e falso. L’altra metà si smarca. Divisi alla meta, i consiglieri di minoranza provano a controbattere alla nota di solidarietà piena e fiducia incondizionata diffusa dal sindaco Pierluigi Biondi e dall’intera giunta comunale al dirigente Tiziano Amorosi il giorno stesso della sentenza. L’iniziativa di una parte dell’opposizione (primo firmatario Stefano Palumbo), viene sottoscritta da Stefano Albano, Giustino Masciocco, Paolo Romano, Elisabetta Vicini, Edlira Banushaj e Carla Cimoroni. Grandi assenti (oltre ai consiglieri del Passo Possibile) Lelio De Santis e Angelo Mancini.
«Ci auguriamo», scrivono i firmatari del documento, «che il dottor Tiziano Amorosi, condannato in primo grado a 10 mesi per un reato contro la pubblica amministrazione, possa dimostrare la sua innocenza nei successivi gradi di giudizio. Questo non esime tuttavia l’amministrazione attiva dall’immediata applicazione delle misure che la legge Severino prevede in questi casi, così come del resto fatto in passato nei confronti dell’ex direttore del Settore Ricostruzione, Vittorio Fabrizi, oggi assessore della giunta Biondi che, a seguito di una condanna, fu sospeso dall'incarico dirigenziale fino al momento dell’assoluzione ottenuta successivamente in appello. Sappiamo benissimo quanto sia facile incorrere in incidenti di percorso nell’esercizio di ruoli dirigenziali, a maggior ragione se si ricoprono ruoli delicati e strategici come quelli del dottor Amorosi, dirigente del Settore economico e finanziario dell’ente nonché capo della Polizia municipale. Le limitazioni conseguenti che la legge prevede in questi casi sono però pensate a tutela dell’ente pubblico di appartenenza e dei cittadini tutti. È esattamente nel rispetto di questo principio, dunque, che chiediamo all’amministrazione e al segretario generale, responsabile dell’anticorruzione comunale, quali azioni abbiano intrapreso finora. Anche noi, nel ruolo di vigilanza che ci compete, stiamo raccogliendo tutti gli elementi necessari a una valutazione puntale del caso che, al persistere dell’inerzia da parte della giunta e del segretario generale, porteremo all’attenzione della quinta commissione».
«Sarà il percorso giudiziario», chiedono i consiglieri, «a stabilire se la fiducia accordata da Biondi ad Amorosi, attraverso il conferimento dell’incarico di superdirigente comunale, fosse ben riposta. Su tutt’altro piano è invece il percorso amministrativo a cui sindaco, giunta e segretariato generale hanno il dovere di adempiere con tempestività, trasparenza e rispetto delle leggi. Confondere artatamente i due piani, come si è cercato di fare, attraverso una nota di mera vicinanza e fiducia al dottor Amorosi, appare come l’ennesimo tentativo della maggioranza di fuggire dalle proprie responsabilità».
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