«Ora aspettiamo Papa Francesco» Il cardinale chiude la Porta Santa

Petrocchi: «Preghiamo, con insistenza, affinché venga tra noi nell’edizione dell’anno prossimo» Il sindaco Biondi: «Sarebbe il suggello definitivo». Fedeli in fila per l’indulgenza fino all’ultimo istante
L’AQUILA. Alle 19,30 di ieri sera il cardinale arcivescovo Giuseppe Petrocchi e il sindaco Pierluigi Biondi hanno chiuso la porta Santa della basilica di Collemaggio e cinque minuti dopo il primo cittadino ha dichiarato chiusa anche la 727ª Perdonanza celestiniana e ha spento il braciere della pace che ardeva dal 23 agosto sulla torre. La giornata conclusiva è stata la vera festa del Perdono. Migliaia di persone hanno attraversato la Porta Santa e hanno riempito la basilica per la messa che il cardinale Petrocchi ha celebrato alle 18, prima della chiusura della Porta Santa.
PANDEMIA. Le rigide regole anti-pandemia (non più di 450 persone in chiesa) alle 18,20 hanno costretto gli addetti alla sicurezza a bloccare tutti e tre gli ingressi in basilica, quindi anche quelli dalla Porta Santa. Chi ha voluto lucrare lo stesso l’indulgenza è entrato, ma una volta fatto lo scalino è dovuto immediatamente riuscire.
LA VISITA DEL PAPA. La ormai certa (salvo impedimenti a oggi non prevedibili) visita di Papa Francesco il 28 agosto 2022 (sarà una domenica) proietta di fatto gli organizzatori già al prossimo anno. E sia Petrocchi nell’omelia sia Biondi nel discorso finale ne hanno parlato. «Chiediamo con insistenza al Signore», ha detto l’arcivescovo, «che Papa Francesco venga tra noi e apra la Porta Santa nella prossima Perdonanza». Biondi ha auspicato che la basilica di Collemaggio «possa essere visitata dal Santo Padre il prossimo anno, così come annunciato proprio da Sua Eminenza. Sarebbe il suggello, definitivo, di un viaggio che si rinnova da 727 anni a cui sarà chiamato a partecipare il nuovo Vescovo ausiliare, sua eccellenza monsignor Antonio D’Angelo, cui già da ora e a nome della Municipalità, do il benvenuto nella nostra accogliente e straordinaria comunità aquilana».
IL CARDINALE. Nell’omelia il cardinale Petrocchi ha parlato del perdono come di «un processo di liberazione che disinnesca la strategia perdente dell’odio. Chi perdona non cancella il ricordo di ciò che è accaduto. Chiama le cose con il loro nome effettivo. Identifica il male e lo denuncia, ma non si lascia intrappolare dal circuito vizioso delle reazioni ostili, anzi, risponde al male con il bene». L’arcivescovo ha poi sottolineato che «la Perdonanza possiede un raggio di azione non solo locale, ma universale. Si proietta, cioè, oltre le nostre montagne, fino alle estremità della terra. Ha una valenza ecclesiale globale, perché destinata all’intero Popolo di Dio e dimensione sociale di ampiezza planetaria perché rivolta all’intera umanità. Il riconoscimento da parte dell’Unesco come patrimonio immateriale dell’umanità rappresenta già, sul piano culturale, un autorevole attestato di questa sua identità a tutto campo». Infine ha ringraziato «l’amministrazione comunale per la collaborazione offerta nell’organizzazione di quest’evento e per la disponibilità dimostrata nel garantire i servizi necessari alla buona riuscita della celebrazione liturgica. Ringrazio anche la prefettura, le forze dell’ordine e tutti coloro che hanno dato un fattivo e competente contributo».
BIONDI. Il sindaco ha esordito nel suo discorso a Collemaggio, alla fine della Messa, facendo un parallelo tra Perdonanza e Transumanza. «Il complesso architettonico di Collemaggio», ha detto, «è situato tra Porta Bazzano e la parte finale del Tratturo Magno L’Aquila-Foggia e proprio il sagrato della basilica è il luogo simbolo della partenza della transumanza. Oggi questo stesso sagrato rappresenta un ponte di due tra i più significativi eventi identitari del nostro territorio, la Perdonanza e la transumanza, entrati a far parte del patrimonio culturale immateriale dell’umanità Unesco, a dimostrazione di quanto la nostra terra sia ricca di saperi e tradizioni. L’Aquila», ha continuato il primo cittadino, «è memoria, tradizione, arte, architettura. L’Aquila si racconta attraverso le piazze, le chiese, i palazzi, i cortili, le finestre, le fontane, gli archi, i sampietrini, i ciottoli. Un tutt’uno di bellezza che nutre il corpo e la mente. Alla rinascita, la Chiesa dell’Aquila ha dato il suo sostegno e la sua benedizione e di questo ringrazio il cardinale Petrocchi che, con le sue omelie profonde, ricche di saggezza e di spiritualità, afferisce ulteriore valore a quella cultura che fa dell’Aquila uno dei luoghi del sapere e della conoscenza più attrattivi nel nostro Paese». Dopo aver ricordato Giovanna Di Matteo, anima di tante Perdonanze, deceduta qualche mese fa, ha ringraziato «il direttore artistico Leonardo De Amicis, il Comitato Perdonanza, la struttura comunale e le cittadine e i cittadini dell’Aquila e dei Comuni del territorio che saluto con l’affetto e il rispetto che si deve a un popolo coraggioso e mai vinto dalle avversità».
BOLLA. Per ragioni connesse all’emergenza sanitaria anche quest’anno il corteo di rientro della Bolla del Perdono ha subìto alcune modifiche rispetto al passato. Intorno alle 20 di ieri sera, infatti, la Bolla (più esattamente l’astuccio in cui per secoli è stato custodito il prezioso documento papale) è partita dalla basilica, accompagnata dal sindaco Pierluigi Biondi; dal presidente del consiglio comunale, Roberto Tinari; dalla Dama della Bolla, Marianna Capulli; dal Giovin Signore, Federico Santilli; dalla Dama della Croce, Martina Ciccone. Con loro, l’araldo civico col gonfalone storico dell’Aquila e due carabinieri in alta uniforme di scorta. Il cammino è terminato a Palazzo Fibbioni, sede principale del Comune, e ai lati di via San Bernardino sono stati schierati alcuni gruppi storici in costume e gli sbandieratori. L’originale della Bolla di Papa Celestino V è stato dunque riportato nei forzieri della Banca d’Italia.
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