Ora scatta l’allarme dissesto idrogeologico

A lanciarlo è il presidente nazionale della Difesa del suolo, Frutti: occorrono interventi strutturali
L’AQUILA. «Occorrono urgenti interventi strutturali che contribuiscano a contrastare cadute di massi, colate e frane sulle superfici fortemente bruciate».
Ad intervenire in merito al rischio idrogeologico che si corre dopo gli incendi che hanno devastato i boschi aquilani è Carlo Frutti, presidente dell’Associazione Nazionale Difesa del Suolo. Secondo Frutti, i roghi, una volta estinti, «lasceranno, con la scia di distruzione di flora e fauna, con l’incalcolabile danno ambientale e paesaggistico, anche un sensibile aumento del rischio idrogeologico. Gli incendi boschivi su ripidi pendii possono provocare già nell’immediato cadute di massi. Il fuoco brucia lo strato della lettiera e in parte anche lo strato di humus. In questo modo le pietre che affiorano alla superficie vengono destabilizzate. Effetti ancora più gravi si manifestano dopo l’incendio».
L'articolata riflessione di Frutti parte dagli effetti che si avranno sull’impermeabilità del terreno a causa della temperatura raggiunta dalle fiamme, visto che nei primi 1 o 2 anni dopo l’incendio l’acqua piovana stenta a penetrare nel suolo, defluendo al contrario in superficie. «In caso si prevedano forti precipitazioni», spiega Frutti, «è possibile lanciare un allarme e prendere le precauzioni necessarie (ad esempio allertando i residenti nelle abitazioni a rischio e sbarrando il traffico lungo i percorsi stradali minacciati). Diventano fondamentali la prevenzione, la mitigazione ed il monitoraggio post incendio di tutte le aree colpite per una corretta pianificazione ed interventi finalizzati alla salvaguardia del territorio e all’incolumità delle persone, limitando gli effetti di piogge e nevicate sulle aree percorse dal fuoco».
Il punto di partenza sarebbe «un accurato studio geomorfologico sui suoli colpiti dagli incendi per verificarne lo stato di salute identificando le zone critiche e gli impluvi più significativi per determinare le aree pericolose ed il rischio idrogeologico potenziale a danno di strutture, infrastrutture e persone. Contemporaneamente», sottolinea Frutti, «va prevista l’installazione nelle aree interessate dall’incendio di un sistema elettronico automatico di monitoraggio ed allarme da remoto che preveda: stazioni meteo automatizzate per rilevare di continuo i dati di precipitazioni, temperatura e vento; sensori accelerometrici ed inclinometrici sui versanti a rischio; sistema di georadar e/o satellitare per il controllo dell’area; webcam e sonar per controllare deflussi di detriti ed acqua negli impluvi/canali; sistemi attuatori per l’allarme alla popolazione (semafori, sirene, pannelli luminosi informativi). Come opera primaria, di messa in sicurezza, realizzabile in tempi brevi, va progettato ed installato un sistema integrato di barriere in acciaio per colate detritiche e barriere in acciaio frane superficiali, abbinato alla protezione antierosiva e diffusa dei versanti con reti abbinate a geostuoie e biostuoie, ed integrato da opere di ingegneria naturalistica. Va quindi accuratamente studiata e predisposta», conclude Frutti, «la fase di progettazione degli interventi di sistemazione idraulico-forestale definitiva e di recupero ambientale, di rimboschimento e di opere di prevenzione ed emergenza (strade tagliafuoco, idranti,) da affidare a professionalità con competenze multidisciplinari». (r.s.)
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