Orsi in paese, vietati foto e inseguimenti

Pescina, provvedimento del sindaco dopo i ripetuti avvistamenti nei centri abitati: non date loro il cibo
PESCINA. Un’ordinanza a “misura di orso” è stata emessa, dal sindaco di Pescina Mirko Zauri, a tutela del plantigrado dopo le oramai frequenti scorribande di Amarena e dei suoi quattro cuccioli tra i centri abitati della Marsica Est.
Domenica 2 maggio un cucciolo di orso marsicano, successivamente ribattezzato Juan Carrito dal Parco nazionale d’Abruzzo dopo essere stato dotato di radiocollare, ha fatto la sua comparsa in piazza Aia a Celano, intorno alle 23. Sabato 22, in piazza a Pescina, si era presenta Amarena, tra il fuggi fuggi dei ragazzini che stavano giocando in strada. Il giorno successivo un altro esemplare era stato avvistato alla periferia di Trasacco. Mentre lunedì 24 un orso marsicano era stato visto aggirarsi tra i campi coltivati del Fucino. «In caso di avvistamento c’è l’obbligo di allontanarsi dalla fauna selvatica e in particolare dagli esemplari di orso bruno marsicano», si legge nell’ordinanza, «è vietato inseguire gli orsi a piedi o a bordo di veicoli; illuminare gli esemplari al fine di avvistarli, fotografarli, filmarli ecc.; alimentare gli orsi in qualsiasi modo anche rendendo disponibili fonti trofiche destinate a specie animali domestiche e collocare rifiuti e scarti in modo facilmente accessibile e in assenza di idonea protezione; nonché intercettare la frequenza dei radiocollari degli orsi muniti dell'apposito dispositivo». Sulle incursioni degli orsi nei centri abitati è intervenuto anche Dino Rossi, responsabile regionale dell’Associazione per la cultura rurale. «Nessuno ha capito il grido di disperazione di questo povero animale con le sue comparse nei paesini», tuona Rossi, «purtroppo i nostri orsi, ridotti alla fame ogni giorno, rischiano la pelle con l’attraversamento delle strade, mentre gli enti preposti si limitano a mettere i cartelli con la scritta: “Noi potremmo attraversare” e non pensano ai motivi per cui questo povero animale è costretto a fuggire dal suo territorio. In Abruzzo abbiamo raggiunto il 70 per cento delle aree protette», denuncia il responsabile dell’associazione abruzzese, «una distesa di territorio privo di cibo dopo l’abbandono di contadini e allevatori per i troppi vincoli tra il proliferare di altri animali come cervi, caprioli, istrici e cinghiali, per il divieto di caccia nei parchi». (f.d.m.)
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