Orsi morti, c’è una denuncia inascoltata

Sei mesi fa la segnalazione di un’associazione ambientalista: sparita la protezione attorno alla vasca. Si cercano gli allevatori
VILLAVALLELONGA. Appartengono agli eredi di Erminio Sipari, il naturalista artefice e primo presidente del Parco nazionale d’Abruzzo, i terreni su cui è stata realizzata la vasca dove sono annegati cinque orsi in otto anni. Spazi successivamente affittati ad alcuni allevatori della zona a ridosso tra Villavallelonga e Balsorano. I carabinieri forestali di Gioia dei Marsi e Collelongo sono al lavoro, su incarico della Procura di Avezzano (anche l’Ente nazionale protezione animali ha presentato un esposto), e stanno cercando i proprietari del bestiame. Ma non solo. Si deve valutare se vi siano delle responsabilità o delle negligenze su quanto accaduto. La recinzione che doveva proteggere la vasca colma di acqua piovana era ormai inservibile. E c’è un punto importante: sei mesi fa l’associazione “Salviamo l’orso” aveva denunciato la scomparsa delle protezioni, chiedendo provvedimenti. Appelli inascoltati.
«La scorsa settimana», ricorda Stefano Orlandini di “Salviamo l’orso”, «ci siamo resi conto che la soluzione al problema avrebbe richiesto tempi geologici, come sempre accade quando Enti e amministrazioni pubbliche sono chiamati a intervenire, e avevamo deciso di procedere autonomamente ai lavori».
Troppo tardi. Così l’ultimo incidente che ha causato la morte di una mamma orso e dei suoi due cuccioli ha fatto divampare le polemiche. La vasca in località “Le fossette”, a 1.800 metri di quota nella Zona di protezione esterna del Parco nazionale, era stata realizzata abusivamente negli anni Sessanta per consentire agli allevatori di abbeverare il bestiame. Nel 2010, un incidente analogo, aveva causato la morte di altri due orsi.
«Come potranno mai giustificare il loro comportamento i proprietari del fondo che ricavano reddito dal suo affitto ma non spendono qualche centinaio di euro per evitare che anche delle persone possano rischiare la vita?», si domanda Orlandini, «quale giustificazione può accampare il comando regionale dei carabinieri forestali a cui è demandato il controllo del territorio boschivo montano? Quante volte in un anno i carabinieri forestali effettuano un sopralluogo sulla Serralunga? Se non ci fosse stato il solito escursionista avremmo ritrovato le carcasse la prossima estate, come nel caso del 2010. Probabilmente un pastore ha divelto la recinzione installata nel 2012 perché scomoda per i propri animali. Ma la Serralunga è forse il Far west, territorio non soggetto alla legge? Il Comune di Villavallelonga non aveva forse l’obbligo anch’esso di richiedere la messa in sicurezza del vascone o in alternativa il suo smantellamento? L’Ente Parco manda i suoi tecnici e i guardiaparco a fare monitoraggio in quell’area regolarmente, per cui una volta rilevato il pericolo posto dalla vasca avrebbe dovuto provvedere immediatamente, salvo poi denunciare i proprietari e rivalersi su di loro? La nostra rabbia», conclude Orlandini, «è grande perché perdite assolutamente ingiustificabili come queste, causate da pigrizie e inefficienze imperdonabili, vanificano l’impegno e il duro lavoro di tante persone perbene».
Oltre alle risposte della Procura agli interrogativi, si aspettano le analisi sulle carcasse dei tre orsi, che si trovano nella sede del Parco a Pescasseroli. La perdita degli animali rappresenta un gravissimo danno per l’area protetta, soprattutto in considerazione dell’esiguo numero di orsi marsicani ancora presenti.
Il Wwf parla di «fallimento». «Vorremmo guardare negli occhi», affermano dall’associazione, «il ministro dell’Ambiente, i presidenti delle Regioni dell’areale dell’orso, prime fra tutte Abruzzo, Lazio e Molise, i sindaci che amministrano questi territori, i responsabili delle aree protette e gli operatori delle forze di polizia per chiedere se veramente vogliamo salvare l’orso. Tutti gli sforzi fin qui fatti vengono vanificati in una sola giornata in cui abbiamo perso il 5% della popolazione degli orsi. A ogni orso morto siamo qui a ripeterci che va cambiato passo, ma poi chi spara a un orso viene assolto in tribunale, la Regione Lazio non limita la caccia nelle zone dove è presente l’orso e il Tar di Roma non interviene, si progettano nuovi fallimentari bacini sciistici o si asfaltano vecchie strade su montagne abruzzesi dove è accertata la presenza del plantigrado, si costituiscono addirittura Comitati contro l’orso e le norme che lo tutelano».
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