Orso in casa, chiesti 500mila euro di danni

15 Agosto 2019

La famiglia Bianchi vuole un pesante risarcimento al Parco nazionale d’Abruzzo per l’incursione notturna di “Mario”

VILLAVALLELONGA. Conto super salato al Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise per l’incursione notturna dell’orso Mario – a fine luglio del 2017 – in una casa alla periferia di Villavallelonga, che scatenò un vero e proprio pandemonio nella famiglia Bianchi svegliata nel cuore della notte dai rumori dell’ingombrante e indesiderato ospite.
Ora, per quella visita notturna da incubo perenne, che oltre a mettere sottosopra l’abitazione e costringere i legittimi proprietari a vivere per tre mesi dai parenti, ha lasciato segni permanenti nei quattro componenti del nucleo familiare, l’Ente parco potrebbe trovarsi a pagare un risarcimento record per i danni biologici, oltre che materiali, causati da quell’intrusione notturna di “M 19”: i legali della famiglia, gli avvocati, Leonardo Casciere e Daniela Bianchi, che contestano al Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise una lunga sfilza di inadempienze, hanno messo sul tavolo una richiesta di risarcimento danni da 437.675,66 euro.
La prima udienza sulla rumorosa vicenda, che due anni fa conquistò gli onori della cronaca nazionale, è in agenda il 18 dicembre prossimo, davanti al giudice ordinario del tribunale di Avezzano. In cima alla lista delle contestazioni dei due legali, critici anche con l’attività operativa dei dipendenti del Parco nella notte caos, la «mancata applicazione del radiocollare già dal 2016 (M 19 è stato dotato del dispositivo Gps alla fine di giugno) come previsto dal protocollo operativo, che avrebbe fornito all’Ente parco gli elementi per monitorare gli spostamenti dell’orso Mario, che frequentava abitualmente il centro abitato di Villavallelonga, soprattutto nelle ore notturne, per tenerlo lontano dal paese e, quindi, dall’incursione nell’abitazione della famiglia Bianchi».
Quell’incursione notturna, che per gli avvocati Casciere e Bianchi era evitabile, avrebbe generato una serie di disturbi e problemi per la famiglia, ancora oggi ravvisabili, in un «danno post-traumatico da stress», con riconoscimento di invalidità permanente dal 12 al 30%, certificato dalle cartelle cliniche. Ora quell’avventura da incubo della famiglia Bianchi in una notte di fine giugno 2017, alle porte del piccolo centro della Vallelonga, quando si ritrovarono l’animale dentro casa, si sposta in tribunale, dove si combatterà la battaglia legale sulla richiesta di un risarcimento record per la paura e i danni biologici e psicologici permanenti che, a distanza di 2 anni, ancora albergano in quella casa alla periferia di Villavallelonga.
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