Orso ucciso a fucilate Riaperta l’istruttoria

PETTORANO SUL GIZIO. E' iniziato ieri, davanti ai giudici della Corte d’Appello dell'Aquila, il processo di secondo grado contro Antonio Centofanti, ex operaio Anas di 67 anni ritenuto responsabile...
PETTORANO SUL GIZIO. E' iniziato ieri, davanti ai giudici della Corte d’Appello dell'Aquila, il processo di secondo grado contro Antonio Centofanti, ex operaio Anas di 67 anni ritenuto responsabile dell’uccisione di un orso avvenuta a Pettorano sul Gizio nel settembre 2014. Il procedimento di primo grado, conclusosi davanti a il Tribunale di Sulmona il 10 aprile 2018, aveva chiarito che l'animale era stato colpito a morte dai colpi esplosi da un fucile da caccia utilizzato dall’imputato, che tuttavia era stato assolto perché secondo il giudice Marco Billi non vi erano prove sufficienti per giustificare una condanna. Il Procuratore Generale dell’Aquila aveva però proposto appello contro la sentenza di assoluzione, ritenendo che gli elementi acquisiti nel corso del procedimento apparivano «congrui nel dimostrare la piena responsabilità dell’imputato, sia sotto il profilo materiale che psicologico, senza possibilità di logica lettura alternativa degli stessi». Ieri mattina la Corte ha fissato una nuova udienza al 26 febbraio 2020 alle 12 per ascoltare nuovamente sia la figlia dell’imputato, Sabrina Centofanti che il perito balistico. La Centofanti, nella deposizione resa nel processo di primo grado, sarebbe caduta in alcune contraddizioni ed è per questo che i giudici di Appello vogliono sentirla di nuovo in qualità di testimone. È stata inoltre già calendarizzata, al 13 marzo, con inizio sempre alle 12, l’udienza per la discussione. L’avvocato del Wwf Michele Pezone ha commentato positivamente le decisioni assunte oggi: «Segno», ha detto, «che la Corte ha ritenuto necessario un approfondimento, come noi sosteniamo da tempo. È inoltre importante avere tappe già certe per arrivare in tempi relativamente brevi alla sentenza di secondo grado, sulla quale siamo fiduciosi». L'episodio dell'uccisione dell'orso suscitò clamore nell'intero Abruzzo, soprattutto tra gli esponenti delle associazioni ambientaliste che reclamano giustizia, perché la fauna protetta sia tutelata, lontano da rischi e pericoli di ogni sorta. Ed infatti ieri mattina nell'aula giudiziaria erano presenti con l'avvocato Pezone, anche i legali della Lav, Elisabetta Ercole e dell'associazione Pro Natura, Roberta Polce. I fatti fanno riferimento a settembre 2014 quando un orso che in quel periodo stazionava stabilmente a Pettorano sul Gizio, visitando pollai e allevamenti della zona di Valle Larga, decise di far visita anche al pollaio di Centofanti. Svegliato dai rumori Centofanti prese il fucile e uscendo di casa vide l'orso nei pressi del pollaio e gli esplose alcuni proiettili alla schiena, così è risultato dagli esami necroscopici, mentre l'orso si stava allontanando. L'animale fu ritrovato alcuni giorni dopo lungo la pista ciclabile di Pettorano sul Gizio, poco distante dall'abitazione di Centofanti. (c.l.)
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