Orso ucciso, il pm impugna l’assoluzione

Animalisti contro la sentenza di Pettorano: «Attendiamo il processo d’Appello con rinnovata fiducia»
PETTORANO SUL GIZIO. La sentenza di assoluzione nei confronti dell’operaio accusato di aver ucciso a fucilate un orso sarà impugnata dalla Procura generale dell’Aquila. Lo evidenzia l’associazione “Salviamo l’orso” che insieme a Wwf e Lav si era costituita parte civile nel processo e con le stesse associazioni un mese dopo aveva presentato, tramite gli avvocati Elisabetta Ercole e Michele Pezone, al procuratore generale della Repubblica della Corte d’Appello dell’Aquila e al procuratore della Repubblica del tribunale di Sulmona, una formale e dettagliata “istanza di impugnazione” della sentenza assolutoria per il 65enne Antonio Centofanti. Il dispositivo era arrivato il 10 aprile corso, a distanza di quattro anni dall’accaduto.
«Apprendiamo che la scorsa settimana la Procura generale dell’Aquila ha depositato l’appello contro la sentenza del tribunale di Sulmona del 10 aprile scorso», affermano dall’associazione “Salviamo l’orso”, «sentenza che aveva assolto la persona che, nel 2014, era stata imputata per aver ucciso a fucilate un orso marsicano, specie particolarmente protetta dalle leggi italiane e europee, a Pettorano sul Gizio. La decisione della Procura generale conferma che tutti i dubbi delle associazioni nei confronti della sentenza, rinforzati in seguito alla lettura delle sue motivazioni, erano quantomeno fondati. Siamo oggi soddisfatti dall’attenzione e dallo scrupolo dimostrati dalla magistratura aquilana e convinti che il processo di Appello possa finalmente chiarire la dinamica dei fatti e le responsabilità personali».
Secondo gli animalisti, dunque, la sentenza non rendeva giustizia a uno dei simboli dell’Abruzzo, tra gli animali più importanti della catena alimentare dell’Appennino. «Attendiamo quindi il processo di Appello con rinnovata fiducia nell’operato dei giudici», aggiungono, «convinti come siamo che l’uccisione di un orso marsicano, una specie in via di estinzione e particolarmente protetta da leggi europee e nazionali, non sia un fatto di poco conto ma bensì un reato grave che un paese civile non può che sanzionare con severità. Il messaggio pericolosissimo che la sentenza di Sulmona aveva prodotto, vale a dire che uccidere un orso non è reato, attende ora la sentenza del nuovo processo per essere definitivamente cancellato e sostituito da un forte richiamo al rispetto della legalità. Aspettiamo dunque che all’orso venga resa giustizia». (f.p.)
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