Ortu: non si muore solo di coronavirus Ci sono anche gli altri

16 Aprile 2020

Il presidente dell’Ordine dei medici mette in guardia «Necessario pensare a un piano per l’assistenza totale»

L’AQUILA. «Non si muore solo di coronavirus. Occorre seguire anche gli altri pazienti, i malati cosiddetti “normali”».
In un momento come quello che si sta vivendo sembra assurdo pensare ad altro se non alla pandemia e a come starne alla larga, se si può. Invece il presidente dell’Ordine provinciale dei medici, il dottor Maurizio Ortu, guarda oltre. Non soltanto avanti, ma anche a fianco. A quei pazienti ai quali aveva già fatto riferimento il primario dell’Unità operativa complessa di Malattie infettive, il professor Alessandro Grimaldi, quando all’inizio dell’epidemia nel territorio della provincia, aveva detto che ci sarebbero state grosse difficoltà per i pazienti affetti da epatiti, meningiti, polmoniti non dovute al coronavirus.
Il presidente Ortu ora avverte, e neppure tanto indirettamente, anche la politica: l’approccio con la sanità deve cambiare.
«Questo virus è come il terremoto, lascerà vite sospese. Non ci sono pazienti di serie A e di serie B: nella cosiddetta fase 2, bisognerà, oltre a garantire – e su questo la politica dovrà intervenire anche economicamente – ai cittadini un adeguato numero di dispositivi di protezione, dovrà necessariamente essere attuata una riorganizzazione sanitaria, che consenta di tornare al livello di prestazioni fornite prima dell'emergenza».
«Questo», aggiunge il dottor Ortu, «per tornare a curare anche i pazienti affetti da patologie che possiamo definire “normali”, com’era prima del virus. Altrimenti quelle stesse patologie potrebbe diventare gravi, con costi elevati per la collettività».
Per fare questo, però, secondo il presidente Ortu, è fondamentale attuare una strategia fin da adesso. A cominciare da un nuovo approccio con gli studi medici, sia specialistici, sia dei medici di base. «Occorrono appuntamenti programmati, in tutta sicurezza, con un coinvolgimento di responsabilità anche per i pazienti, che se prendono un appuntamento devono rispettarlo alla lettera, in modo da permettere uno scaglionamento e, quindi, mantenere la massima sicurezza».
Il problema del ricorso alle cure ospedaliere è uno dei principali, in questo momento. Ma alcuni approcci vanno mantenuti, come il consulto prima di andare direttamente al pronto soccorso – a meno di casi gravi acclarati – oppure la facilità con cui a volte i medici di base o i medici di continuità, le guardie mediche, inviano le persone al pronto soccorso. «Le attese e le sale di attesa devono essere scaglionate e bisogna che i reparti ospedalieri riacquistino al più presto la loro piena funzionalità. E per fare questo, bisogna che tutti, dai medici agli infermieri e operatori socio sanitari, operino in piena sicurezza. Lo stesso vale per i pazienti».
«Da questo punto di vista bisogna recuperare subito, perché nel frattempo le altre patologie non sono sparite e i malati continuano ad essere tali. Chi aveva prenotato delle visite», conclude il dottor Ortu, «chi aveva quadri incerti, è rimasto in un limbo, in attesa di risposte che, al momento, non possono arrivare».
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