Ospedale, appello a potenziare gli organici

27 Maggio 2022

I Comuni di Avezzano, Celano e Tagliacozzo alla Regione: «Pronto soccorso sotto stress e pochi radiologi»

AVEZZANO. «Pronto soccorso di Avezzano sotto stress, pochi radiologi e altri disagi». È quanto segnalano i sindaci di Avezzano, Tagliacozzo e Celano che chiedono interventi urgenti da parte di Asl e Regione Abruzzo. «Mancano i radiologi e serve un deciso cambio di rotta sugli organici», affermano il vicesindaco di Avezzano, Domenico Di Berardino, sindaco facente funzione, e il primo cittadino di Celano, Settimio Santilli. «Nel reparto di radiologia», sottolinea Di Berardino, «mancano 6 dirigenti medici, tra dimissioni e quiescenze, rispetto al numero previsto. Ciò comporta, per i pazienti, ritardi nell’esecuzione degli esami e, per gli utenti esterni, allungamento delle attese. C’è una carenza significativa, destinata ad aggravarsi in concomitanza con l’inizio delle ferie estive. Inoltre, il numero insufficiente di ostetriche in servizio all’ospedale, già oggetto di rivendicazioni sindacali, è stato recentemente attenzionato dal ministero della Salute, che ha richiesto una dettagliata relazione sulle condizioni del reparto». Santilli aggiunge: «L’estate alle porte renderà la situazione ancora più difficile per l’aumento dell’utenza e la minore disponibilità di operatori a causa del piano ferie». Dello stesso avviso il sindaco di Tagliacozzo, Vincenzo Giovagnorio. «La città», evidenzia, «terza per popolazione e grandezza nella Marsica, è sede di un ospedale, un’eccellenza per i servizi riabilitativi. Dopo mesi di sacrifici e dedizione, con l’estate alla porte, la struttura deve subito tornare a servire come si deve la popolazione: dal 19 giugno, visto che lo stato di emergenza è terminato il 31 di marzo, il presidio deve tornare Covid free e l’ospedale di comunità deve riaprire». L’Asl, dal canto suo, ribadisce che sono in corso «le selezioni per l’assunzione di personale». Intanto, sul rischio chiusura dialisi all’Ini di Canistro, all’indomani della protesta con tanto di arrivo dei carabinieri, interviene Cristopher Faroni, direttore generale: «Le nostre segnalazioni non sono state ascoltate e da 5 anni supportiamo i pazienti con uno sforzo, anche economico, enorme. Saremo costretti a chiudere un servizio salvavita se entro 60 giorni non avremo risposte dalle Istituzioni. Bisogna trovare una soluzione». (p.g.)