Ospedale, stato di agitazione degli addetti al servizio di pulizia

31 Maggio 2020

Hanno dichiarato lo stato di agitazione i lavoratori che si occupano del servizio di pulizia e sanificazione dell’ospedale San Salvatore, gestito in appalto dalla cooperativa Diemme. Lo annunciano il...

Hanno dichiarato lo stato di agitazione i lavoratori che si occupano del servizio di pulizia e sanificazione dell’ospedale San Salvatore, gestito in appalto dalla cooperativa Diemme. Lo annunciano il segretario generale Fesica Confsal Alfredo Moroni e il segretario Fesica Confsal-Commercio Marcello Vivarelli. L’appalto scadrà, salvo proroga, a fine giugno e secondo il sindacato «gli addetti sono stanchi dei continui atteggiamenti arbitrali di chi ha la responsabilità dell’organizzazione e del buon funzionamento del servizio». In particolare sono sotto accusa i carichi di lavoro, definiti stressanti: «I turni di lavoro assegnati», dicono Moroni e Vivarelli, «sono assolutamente insufficienti come orario in relazione all’ampiezza delle strutture da pulire quotidianamente e risultano scarsamente equilibrati e spesso mal distribuiti».
Sarebbero insufficienti anche i materiali e i prodotti a disposizione dei lavoratori: «Pur forniti dai titolari, questi vengono contingentati e assegnati agli operatori con una tale sobrietà», sottolineano Moroni e Vivarelli, «da risultare quasi del tutto inutilizzabili. Le sostanze per la sanificazione vengono eccessivamente diluite e dunque potrebbero risultare inefficaci in termini di disinfezione. Gli stessi panni e strofinacci per la pulizia sono talmente pochi da non poter essere utilizzati in modo adeguato e, dunque, rappresentano un pericolo per la salute dei lavoratori, dei degenti e del personale sanitario».
La Fesica Confsal denuncia anche la mancanza di formazione e aggiornamento: «Nulla è stato fatto in questo periodo di pandemia in ordine alla formazione degli addetti, che svolgono il proprio lavoro con passione, ma anche con un elevato tasso di rischio e senza informazioni dettagliate. Per quanto riguarda gli istituti contrattuali, vige il sistema di ricorrere alle ferie forzate, mentre si negano i permessi richiesti, per i quali è necessario provvedere a questo punto alla relativa monetizzazione». Infine, la cooperativa viene accusata anche di «comportamenti antisindacali, chiusura netta e premialità spesso non ancorata al merito». (r.s.)