«Ottant’anni fa quella pioggia di bombe»

30 Maggio 2024

Il racconto di Gabrio, allora 16enne, che trovò riparo in una macelleria. Oggi il ricordo delle vittime

SULMONA. «Mi sono nascosto all’interno di una macelleria e lì sono rimasto per circa un’ora, fino a quando il pericolo è cessato». A raccontare l’eccidio di piazza Garibaldi che risale al 30 maggio 1944 è Gabrio Colaprete, ex edicolante di piazza XX Settembre, memoria storica della città. Da quelle bombe sono passati 80 anni esatti ma il ricordo, per Gabrio, è ancora vivo. «Quella mattina, intorno alle nove, avevo visto il comandante tedesco che era andato a fare colazione al bar-ristorante di piazza XX Settembre. Subito ho capito che qualcosa non andava. Poco prima di mezzogiorno mi trovavo nei pressi di piazza Del Carmine quando sono partiti i bombardamenti. A quel punto mi sono nascosto all’interno di un locale dove c’era una macelleria fino al termine dell’attacco», racconta il 96enne Gabrio con grande lucidità e con un pizzico di emozione. «Ho passato un’ora lì dentro che sembrava non finire mai. Sono uscito solo quando ho percepito un silenzio assordante, rendendomi conto che la piazza era stata rasa al suolo. Mi ha raggiunto mio padre e insieme siamo andati a cercare mio zio, il fratello, che purtroppo era rimasto ferito in modo grave tanto che, dopo due giorni, è morto», aggiunge l’ex edicolante, rivivendo quei terribili momenti che oggi saranno ricordati con una cerimonia, a Largo Faraglia, davanti alla lapide che ricorda la tragedia. Il sindaco Gianfranco Di Piero e il presidente del consiglio Comunale Cristiano Gerosolimo renderanno omaggio alle vittime. Alla cerimonia, che sarà preceduta da 52 rintocchi di campane per ricordare i sulmonesi che persero la vita in quella circostanza, parteciperanno gli studenti dell’Istituto Comprensivo “Mazzini-Capograssi”, a conclusione dell’evento “sulle tracce della memoria: orienteering nei luoghi della Seconda guerra mondiale”.
Gli studenti esprimeranno, per l’occasione, un loro pensiero sul tema della pace. Alle 12,10 di quel 30 maggio, sul cielo della conca sulmonese, gli aerei avevano puntato dritto, sulla città, nell’intento di centrare il ristorante Italia per eliminare uno degli uomini più vicini a Hitler. Bombe, “spezzoni” impazziti di ordigni e proiettili di mitragliatrice avevano colpito quanti si trovano in corso Ovidio, a palazzo Pretorio, in piazza XX settembre, a piazza del Carmine e tra le bancarelle di piazza Garibaldi. Il bilancio è stato di 52 civili morti e centinaia di feriti. (a.d.a.)
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