Otto casi in più nella comunità straniera

Recrudescenza del Covid 19, il sindaco Biondi: «Con l’ordinanza scongiurato il pericolo di un focolaio difficilmente gestibile»
L’AQUILA. Quando sembrava che i controlli, ma anche la stagione estiva, avessero attenuato la contagiosità del Covid-19, ecco che spuntano nuovi motivi di preoccupazione nell’Aquilano. Non ci sono casi gravi, ma la paura di una escalation esiste.
ALLARME DI BIONDI. Il sindaco Pierluigi Biondi, in una nota diffusa ieri, parla di sei nuovi casi nel territorio comunale, a fronte degli 8 in più accreditati alla provincia dell’Aquila ieri da Regione e Asl, senza specificazioni territoriali. «Nella giornata di ieri», ha scritto il sindaco, «sono stati riscontrati sei casi di positività al Coronavirus. Si tratta dei componenti di due nuclei familiari residenti all’Aquila, di nazionalità straniera, riconducibili al primo caso individuato il 3 luglio scorso quando un uomo tornato in Italia da un paese extra-Ue fu individuato grazie all’ordinanza 71 del 30 aprile che impone l’obbligo di tamponi sul personale impegnato a vario titolo nei cantieri del territorio comunale». «Grazie a quel provvedimento», ha aggiunto il primo cittadino, «è stato scongiurato il pericolo che in città si registrasse un focolaio difficilmente gestibile e tracciabile proprio nel momento in cui le attività legate alla ricostruzione sono riprese a pieno regime e le iniziative di tipo ricreativo e culturale stanno tornando ad animare il territorio». «A seguito dei controlli e dei riscontri portati avanti da prefettura, questura e Azienda sanitaria, inoltre, con cui esiste una proficua e costante collaborazione, i soggetti risultati positivi al Covid-19 che non hanno rispettato l’obbligo di registrazione sulla piattaforma regionale digitale dedicata sono stati segnalati dalla questura all’autorità competente», ha concluso Biondi. Un aspetto inedito, questo, nel senso che queste persone rischiano la denuncia penale per reati contro la salute pubblica, un fatto certamente nuovo per la realtà aquilana.
ALTRI CASI. Non finisce qui, nel senso che si parla ufficialmente di altri due nuovi casi che sarebbero stati registrati nelle aree periferiche del capoluogo. Verrebbero però taciute dalle stesse autorità sanitarie le indicazioni precise per evitare il panico in quelle zone, cosa che poi darebbe vita a una sorta di spopolamento. Le dieci persone in tutto già contagiate sono una che di ritorno in autobus dalla Macedonia del Nord ne avrebbe contagiate altre sei, oltre a marito, moglie e suocera macedoni di Cagnano Amiterno. Il sindaco di Cagnano, Iside Di Martino, per bloccare sul nascere questa emergenza, aveva chiesto già da giorni l’effettuazione di tamponi per i residenti di tutte le frazioni. Di tutti i tamponi finora eseguiti, uno è risultato positivo facendo salire a 3 il numero di contagi nel Comune. La persona in questione fa parte del nucleo familiare già risultato positivo al Covid il 4 luglio. Il sindaco ha poi precisato che le persone che hanno avuto tamponi con esito negativo devono continuare la quarantena. «Si invitano i cittadini», ha ribadito Di Martino, «a comunicare ogni fatto e condizione che possa essere utile per la sicurezza pubblica. Si ricorda l’importanza delle misure di sicurezza, igiene e distanziamento sociale, che sono da attuare sempre su tutto il territorio comunale».
OSSERVATI. Naturalmente, a fronte di questa situazione nell’Aquilano, esiste anche un folto numero di persone, una cinquantina e poco più, che sono osservate speciali in quanto hanno avuto dei contatti con i contagiati anche se non è affatto detto che abbiano contratto il virus.
GRIMALDI. Il primario di Malattie infettive dell’ospedale San Salvatore, Alessandro Grimaldi, tiene a precisare che non bisogna essere allarmisti, tuttavia il virus circola ancora, non è affatto finito e occorre studiare e controllare bene gli asintomatici che possono contagiare.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

